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Sbrana il barboncino dei vicini di casa, condannati i proprietari di un bull terrier

Il cagnolino non ebbe scampo. Il giudice: 2mila euro di risarcimento

Una fine terribile, quella fatta da un malcapitato barboncino finito tra le zanne di un bull terrier che lo ha ucciso.

Dopo la condanna penale per omessa custodia e lesioni dei proprietari del cane, ora arriva anche il risarcimento in sede civile. Il bull terrier nel gennaio del 2017 ha azzannato il piccolo cagnolino di una vicina di casa dei suoi padroni in città che a seguito delle ferite riportate è morto poche ore dopo. Il veterinario nulla ha potuto contro le profonde lesione al collo lasciate dal molosso nei confronti dello shih tzu, un barboncino di origine cinese e di piccola taglia.

Il cagnolino rimasto ucciso
cagnolino ucciso

Il giudice del tribunale di Lucca, Giulio Giuntoli, venerdì scorso (10 settembre), ha condannato i due proprietari a circa 2mila euro di risarcimento danni patrimoniali nei confronti della donna che ha subito la perdita del suo amato cagnolino, più circa 300 euro di perizie, interessi, legali e spese di lite (sentenza 764/2021). La coppia era stata condannata anche in sede penale perché il loro bull terrier aveva ferito anche la donna durante i tentativi di separare i due cani. La responsabilità penale del padrone del cane o di chi lo porta a passeggio vale solo per le lesioni procurate ad altre persone, non invece per quelle procurate ad un altro cane. In questo secondo caso sussiste, solo la responsabilità civile e, quindi, un obbligo di risarcimento del danno. Le stesse testimonianze della coppia e di alcuni testimoni, oltre alla donna proprietaria del cane ucciso, nel processo in sede civile non hanno lasciato dubbi sull’andamento dei fatti.

Nel corso del libero interrogatorio, come si legge in sentenza, la proprietaria del bull terrier ha infatti dichiarato: “Ricordo di essere andata a controllare la posta e ricordo che era già passata la signora con il suo cane; lasciai inavvertitamente socchiuso il cancello, il cane uscì e agguanto l’altro cane, nel senso che aveva stretto in bocca l’altro cane; cercai di separare i due cani e vennero anche altre persone insieme a mio figlio; era difficile liberare i cani perché il mio non mollava la presa e la signora tirava il suo cane con il guinzaglio; arrivò anche mio figlio, ricorso di avere preso un bastone e con quello siamo riusciti a separare i due animali. L’attrice andò via, portando il suo cane per le necessarie cure”.

Suo marito sempre durante l’interrogatorio in aula ha affermato: “Uscii di casa e vidi che il mio cane aveva afferrato l’altro all’altezza della pancia, mi sembra. Non riuscivamo a separarli inizialmente, anche perché la situazione per noi era di difficile gestione; alla fine i cani si sono staccati, nel senso che il mio ha mollato la presa”. La responsabilità della coppia di proprietari del bull terrier risulta evidente, alla luce delle loro stesse dichiarazioni, che evidenziano l’omessa custodia del cane e la riconducibilità della morte dallo shih tzu all’aggressione operata dal bull terrier, come agli atti del processo di primo grado concluso nei giorni scorsi.

“Alla donna proprietaria del barboncino spetta il risarcimento del danno non patrimoniale dipendente dalla perdita dell’animale di affezione, in ragione della intensità del legame che viene instaurarsi tra cane e padrone; intensità di relazione affettiva che finisce con l’arricchire la personalità individuale, arrivando a costituire un vero e proprio bene della persona. E ai fini specifici, quale ulteriore elemento qualificante, vanno considerate anche le modalità particolarmente cruente (e strazianti per la proprietaria) della morte del cane della donna, che videro il bull terrier afferrare e sbranare lo shih tzu alla presenza della parte attrice”. Da queste risultanze processuali la condanna anche in sede civile al risarcimento del danno.

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