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Tentato omicidio ad Altopascio nel 2010, confermata anche la terza condanna

Spari dopo una lite per un diverbio sull'acquisto di anabolizzanti, dieci anni per i tre responsabili dell'agguato

Confermata dalla Cassazione anche la terza condanna per tentato omicidio in concorso per una sparatoria avvenuta ad Altopascio nel 2010.

Le due precedenti condanne erano state confermate già nel 2018 per agli altri due imputati, rimaneva da definire la terza e ultima posizione processuale del terzo imputato che era stato rinviato dalla suprema corte ad un nuovo processo di appello che aveva comunque confermata la pena ora definitiva per tutti.

Andrea Ghezzi, Cristian Veneroso e Kldjan Troci avevano infatti proposto ricorso contro la sentenza della corte d’appello di Firenze del 28 settembre 2015, con la quale erano stati condannati alla pena di dieci anni di reclusione ciascuno, per il concorso nel delitto di tentato omicidio commesso ai danni di due persone, esplodendo contro di loro più colpi di una pistola a tamburo, che avevano colpito uno di loro, di origine egiziana, al ventre con un proiettile, nonché per i delitti di detenzione e porto in luogo pubblico di una pistola. Gli ermellini hanno emesso sentenza nei giorni scorsi anche per Veneroso.

I fatti erano avvenuti ad Altopascio il 30 aprile 2010. La corte di merito, sulla base delle testimonianze di coloro che erano presenti sul luogo del fatto, aveva stabilito che da un gruppo di quattro persone, due italiani e due albanesi, a bordo di una Mercedes, erano stati esplosi dei colpi di pistola contro altre due persone. Una di loro era rimasta ferita e, tenendosi il fianco sanguinante, era fuggita in auto. Gli ermellini che avevano annullato la sentenza d’appello per Veneroso avevano confermato le altre due condanne. Il rinvio era relativo a questioni inerenti la tempistica del ricorso di secondo grado. L’episodio era avvenuto fuori da un bar per contrasti per futili motivi, legati al mondo delle palestre e degli anabolizzanti, secondo gli inquirenti.

I giudici avevano tenuto in particolare considerazione le dichiarazioni di una delle vittime sui motivi della lite, consistenti nella consegna e nell’utilizzo di una banconota di cento euro falsa che doveva servire da pagamento per alcune confezioni di anabolizzanti, stando al resoconto processuale. Dalle dichiarazioni dell’ex moglie di Ghezzi i giudici avevano poi ricostruito le fasi di acquisto della pistola una settimana prima del fatto. Una delle persone offese aveva anche riconosciuto Troci come soggetto che aveva sparato una decina di colpi di pistola. Dai fatti poi le indagini e i processi che hanno portato alle condanne definitive per tutti e tre gli imputati.

Si legge nella sentenza della Cassazione: “Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna al pagamento delle spese processuali e la corresponsione di una somma di denaro in favore della cassa delle ammende, somma che si ritiene equo determinare in euro 3mila euro nonché alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel presente giudizio dalle parti civili che liquida in complessivi 5mila euro oltre accessori di legge”. La vicenda processuale si è ora conclusa definitivamente.

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