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Resta invalida per una diagnosi errata: Asl condannata a risarcire un milione e 300mila euro alla donna

Era finita in ospedale per una banale caduta ma non le fu rilevata, secondo i giudici, una gravissima emorragia

Una tragedia che per i giudici poteva forse essere evitata. L’uso del “forse” è sempre obbligatorio in questi casi perché in sede civile non serve dimostrare i fatti “oltre ogni ragionevole dubbio” come nel penale ma viene utilizzato il criterio detto del “più probabile che non” che viene proposto in via maggioritaria da dottrina e giurisprudenza.

Maxi risarcimento, dunque, per gli eredi di una donna deceduta nel 2010 per un caso di malasanità. Anche la corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna per colpa medica dell’Usl Toscana Nord Ovest (all’epoca Usl n.2 di Lucca) al pagamento totale di circa 1 milione e 300mila euro, più interessi legali dal 2007 ad oggi, tra risarcimento danni e spese processuali. Così hanno stabilito i giudici di secondo grado Afeltra, Picardi e Di Genio che hanno ratificato integralmente le precedenti decisioni del giudice Alice Croci del tribunale di Lucca.

La donna nel 2007 fu ricoverata nell’ospedale di Lucca, nel reparto di neurologia, a seguito di una caduta accidentale avvenuta poco prima nella sua abitazione in una frazione a nord della città. Ma i medici – secondo l’accusa – sbagliano la diagnosi e non si accorgono della grave emorragia cerebrale in corso. Solo dopo 24 ore dal suo ricovero nel luglio del 2007 i sanitari si rendono conto della gravità della situazione e dispongono il trasferimento della donna a Pisa dove invece viene operata d’urgenza. Ma è troppo tardi.

La donna rimane invalida totale nonostante le cure a seguito dei danni emorragici non riscontrati e non curati a Lucca, secondo la ricostruzione processuale nei due gradi di giudizio. La donna stessa avvia una causa di risarcimento danni tramite il suo legale ma muore durante le prime udienze. A quel punto il marito e le tre figlie propongono causa all’azienda sanitaria in un procedimento giudiziario parallelo che verrà riunificato e procede fino alla sentenza di primo grado del 2017. L’Asl Toscana Nord Ovest viene condannata e versa 600mila euro agli eredi ma chiedendo la sospensione della cifra restante ai giudici in attesa della sentenza di secondo grado. Ma anche in Appello non cambia il quantum da pagare, che era poi l’unico motivo di contestazione da parte dell’azienda sanitaria, e ora gli eredi della donna avranno la parte restante della cifra che spetta loro. Una tragedia che per i giudici poteva essere evitata e a nulla hanno valso le contestazioni relative alle patologie di cui soffriva la donna prima della caduta e delle altre di cui ha sofferto in seguito. In particolare una neoplasia mammaria che la donna ha sviluppato successivamente.

Ma la causa della morte avvenuta poi nel 2010 per i periti incaricati dal tribunale d’Appello è riferibile a un episodio ischemico che nulla a che vedere con le altre patologie ed è riconducibile, invece, alle emorragie cerebrali e ai danni provocati, dopo la caduta a casa sua e della cui gravità i medici di Lucca non si sono accorti in tempo, sempre stando ai resoconti processuali. In pratica un tempestivo intervento chirurgico avrebbe potuto evitare il peggio e successivamente la tragedia. Si legge infatti nella sentenza di secondo grado: “All’esito delle conclusioni del ct veniva indi nominato altro ctu che veniva autorizzato dal giudice ad avvalersi di un ausiliario specialistico in neurochirurgia, il quale concludeva ritenendo che il decesso della donna fosse riconducibile alle complicanze del protratto stato di immobilizzazione causato dalle conseguenze clinico-funzionali dell’emorragia cerebrale prodottasi in data 14 luglio 2007 e non adeguatamente trattata dai sanitari dell’ospedale di Lucca. Pur preso atto del fatto che la paziente, nel corso del ricovero ospedaliero, fu interessata anche da altre patologie, quali una grave forma di ischemia cerebrale, il Tribunale riteneva sussistente il nesso eziologico tra la colpa professionale ascritta ai medici dell’Ospedale di Lucca e il successivo decesso della medesima, seppur intervenuto dopo un lungo e lento periodo di malattia. La corte di Appello di Firenze respinge l’appello e, per l’effetto, conferma integralmente la sentenza impugnata”. L’azienda sanitaria è stata condannata anche alle spese di secondo grado quantificate in circa 25mila euro.

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