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Famiglia benestante finisce in tribunale: lite su una donazione da 700mila euro

Rigettata la richiesta della revoca di un amministratore di sostegno a un'anziana donna: figlio in causa con le due sorelle

Donazione da 700mila euro al centro di un contenzioso scoppiato all’interno di una famiglia benestante.

Una complessa e delicata vicenda familiare è finita in tribunale e su più fronti. L’ultimo fronte in ordine cronologico è una sentenza del giudice tutelare del tribunale di Lucca, Maria Giulia D’Ettore, che ha respinto la richiesta del figlio di un’anziana donna della Lucchesia, che aveva chiesto la revoca della nomina da parte della procura di un amministratore di sostegno per la madre. Nel giudizio si erano costituite anche le due figlie della donna, e sorelle quindi del ricorrente, contestando integralmente il contenuto del ricorso, chiedendone pertanto il rigetto, stante la necessità del mantenimento della misura di amministrazione di sostegno per la madre.

Sarà quindi l’amministratore di sostegno dell’anziana donna a partecipare al tentativo di mediazione che si svolgerà all’ordine degli avvocati di Lucca sul contenzioso nato in famiglia tra l’uomo e le sue due sorelle. A  monte ci sono due donazioni per un totale di 700mila euro e circa 12mila euro di prelievi di denaro contante dal conto corrente della donna. Il figlio ha beneficiato di tali donazioni e con i soldi avrebbe acquistato una casa alla figlia sul litorale lucchese. A quel punto le sorelle hanno avviato il contenzioso civile perché si sentono violate nei loro diritti ereditari e inoltre hanno paventato la non piena consapevolezza della madre rispetto alle donazioni.

Ne è venuto fuori anche un “passaggio” penale a seguito di una denuncia delle sorelle nei confronti del fratello per maltrattamenti in famiglia e violenza privata. Procedimento penale archiviato lo scorso anno dai giudici lucchesi. Ma per le questioni civili il tribunale ha chiarito nella sentenza dei giorni scorsi che tale archiviazione non sfiora gli aspetti legati al contenzioso in atto per le donazioni e l’eredità. Si legge infatti in sentenza: “La nomina dell’amministratore di sostegno in favore della donna è stata disposta a seguito di richiesta da parte della procura, in pendenza del procedimento penale di cui sopra, nella quale era stato evidenziato che era emerso comunque lo stato di precarietà psichica nel quale versavano i coniugi (il marito della donna nel frattempo è deceduto) i quali non erano in grado di provvedere da sé ai propri interessi, personali e patrimoniali, per i quali necessitavano di un adeguato supporto. Sebbene tale procedimento penale sia stato archiviato per “per assenza di riscontri a condotte di maltrattamento o di condizioni di sudditanza”, tale circostanza non esclude affatto la necessità di tutela nei confronti di un soggetto che attualmente non è in condizione di far fronte alle proprie esigenze, anche seppur in modo parziale”.

Ma il giudice tutelare dice anche molto di più rispetto alle condizioni di salute dell’anziana donna, confermando la necessità di un amministratore di sostegno che ne tuteli gli interessi sia nel tentativo di mediazione sia nell’eventuale causa civile sulle donazioni effettuate che in ogni sede possibile. “Difatti, a seguito di audizione personale della beneficiaria all’udienza del 4 febbraio del 2021, è stata disposta la nomina di amministrazione di sostegno in ragione della situazione di fragilità sanitaria, essenzialmente correlata all’età più che a specifiche patologie invalidanti, se si eccettua una importante ipoacusia che comunque incide sulla capacità della donna di far fronte ai propri interessi e socio/familiare, a causa dell’acceso conflitto endofamiliare tra i figli. Entrambi i presupposti sono ancora sussistenti ed attuale è altresì l’esigenza di tutela, non essendo mutata la situazione rispetto all’apertura dell’amministrazione. Infatti, all’udienza del 21 luglio scorso, la signora seppur orientata nello spazio e nel tempo è apparsa confusa sulle reali ragioni per cui i propri figli stessero litigando. Dall’audizione è emerso che la stessa non solo non si ricordava dei bonifici effettuati, ma non ha neppure compreso le ragioni giuridiche degli atti compiuti, i quali sono stati peraltro oggetto di una prima mediazione conclusasi con esito negativo. Rilevanti, pertanto, sono state le dichiarazioni rese della donna la quale ha detto espressamente “ma io che devo fare? Me lo dice lei? Io voglio solo che ci si metta tutti in pace, vediamo se ci si trova d’accordo”.

La situazione della beneficiaria appare dunque ben delineata – prosegue – ovvero da un lato la sua volontà di mettere d’accordo i figli, dall’altra la sua incapacità di poter affrontare e prendere da sola e con consapevolezza scelte in un periodo delicato della sua vita anche a seguito della morte del marito, il quale, come dichiarato dalla stessa, si occupava delle questioni di maggiore rilevanza economica. Tali condizioni attestano l’impossibilità della stessa di assumere decisioni consapevoli nel proprio interesse e quindi rendono manifesta l’esigenza di sostegno. Dunque, la misura di amministrazione di sostegno in suo favore, la quale è apparsa un soggetto fragile ed incapace a far fronte alle proprie esigenze, appare lo strumento più idoneo e pertanto deve essere confermata”.

Se l’ultimo tentativo di mediazione non andrà a buon fine si apriranno le porte del tribunale per i tre fratelli e per l’anziana madre e saranno poi i giudici a stabilire cosa sia realmente successo e prenderanno le decisioni sull’intera vicenda. La donna sarà quindi tutelata da un avvocato lucchese incaricato dal tribunale di svolgere le mansioni di amministratore di sostegno. Sarebbe auspicabile un accordo tra i fratelli per mille motivi, non ultimo il benessere della loro anziana mamma.

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