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Compravendite sospette in Lucchesia: annullata la sanzione ad un notaio

Era stato accusato di non aver segnalato il sospetto di riciclaggio ma è stata accertata la sua non responsabilità nei fatti

Termina dopo due anni il calvario di un notaio. Il tribunale di Roma accoglie il suo ricorso contro la sanzione del ministero delle finanze che nel 2019 lo aveva condannato a un’ammenda di 300mila euro per la presunta omessa denuncia di attività sospette di riciclaggio nella compravendita di immobili tra la Lucchesia e la provincia di Pisa.

Il nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Pisa svolse nei confronti del notaio una verifica sull’applicazione della normativa antiriciclaggio nell‘esercizio della sua attività professionale, con riguardo all’anno 2011, estesa, con specifico riferimento ad un solo fascicolo, all’anno 2013. L’attività ispettiva si era concentrata, in particolare, nell’esame di cinque atti di compravendita di beni immobili tra il Pisano e la Lucchesia. Tutti questi contratti, secondo la guardia di finanza, presentavano indicatori di anomalia relativi al decreto ministeriale giustizia del 16 aprile del 2010: nello specifico, un “prezzo molto elevato rispetto al profilo economico-patrimoniale del cliente o del gruppo di appartenenza in assenza di ragionevoli motivi o di specifiche esigenze”.

Inoltre, nel contratto preliminare destava sospetto la circostanza che promissaria acquirente fosse una società partecipata al 99% da altra società di diritto anglosassone, iscritta al registro delle imprese italiano come s.r.l. non residente. Per tali ragioni contestarono al notaio la violazione dell’articolo 41 del decreto legislativo 231/2007 per omessa segnalazione di operazioni sospette, con riferimento a tutti gli atti verificati. Il notaio inviò quindi scritti difensivi al ministero dell’economia e delle finanze, sostenendo di aver effettuato le verifiche ritenute opportune, ma di non aver ravvisato alcun rischio di riciclaggio. Si legge infatti in sentenza: “L‘obbligo di segnalazione per le cinque operazioni in esame non sussisteva, per cui il notaio non commise alcuna infrazione alla normativa antiriciclaggio e la sanzione irrogata è del tutto priva di fondamento. Il ricorso va dunque accolto, con conseguente annullamento del decreto emesso dal Ministero. Le argomentazioni (accoglimento dell’opposizione per carenza di prove della responsabilità del ricorrente) e le domande (riduzione della sanzione irrogata) formulate in subordine restano assorbite dall’accoglimento della domanda principale”.

Sullo sfondo la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto un imprenditore ed ex consigliere comunale di Cascina che era finito in carcere per bancarotta fraudolenta e truffa nel 2015, Alberto Rocchi, finito nuovamente nei guai a giugno scorso, e posto ai domiciliari con l’accusa di aver messo in piedi un collaudato sistema di ritiro degli scarti della lavorazione tessile nelle aziende manifatturiere della provincia di Prato. Le 5 compravendite, all’origine del provvedimento sanzionatorio ministeriale nei confronti del notaio che ora è riuscito a dimostrare la sua buona fede, era tutte riferibili proprio all’ex consigliere comunale nel procedimento giudiziario a suo carico del 2015 che si era parzialmente conclusa con la prescrizione di alcuni capi di accusa. Ma i suoi guai giudiziari continuano. La vicenda del notaio invece è stata chiarita.

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