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Muore a 54 anni decapitato dal mietitrebbia: la tragedia sul lavoro a Pontasserchio

Il corpo straziato è stato ritrovato ieri sera dopo cena. L'uomo era originario della Versilia

Ennesima tragedia sul lavoro in Toscana, questa volta a Pontasserchio.  Un 54enne ha perso la vita, decapitato dalle lame di un mietitrebbia.

Il cadavere è stato ritrovato ieri sera (28 settembre), alle 20,30 Dai primi accertamenti l’uomo sarebbe morto nel pomeriggio. Si chiamava Massimiliano Malfatti, era originario della Versilia, e aveva 54 anni. Lascia una moglie e tre figli, con i quali viveva a Madonna dell’Acqua

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, i vigili del fuoco e un’ambulanza della Misericordia di Pisa. Vani i soccorsi, il personale del 118 ha solo potuto constatare il decesso.

“Ancora una vittima sul lavoro, un’altra perdita inaccettabile. Non c’è più un minuto da perdere, il tempo è davvero scaduto. L’imperativo per tutti adesso è: accelerare per mettere fine a questa strage”.  Così la vicepresidente e assessora all’agroalimentare, Stefania Saccardi, sull’incidente mortale.

“Esprimo tutta la mia vicinanza alla famiglia del lavoratore – ha proseguito Saccardi – Siamo di fronte a un bilancio drammatico che davvero non lascia più spazio alle parole. Tra governo e sindacati c’è stato, proprio in questi giorni, un primo accordo sul tema della sicurezza sul lavoro, con l’indicazione di interventi concreti per arginare questa sempre più intollerabile situazione. È la strada giusta, ma è assolutamente necessario che questo processo si traduca subito in provvedimenti, azioni, risorse e investimenti su formazione e prevenzione perché sia sostenuta una volta per tutte un’autentica cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro come un paese civile deve pretendere di avere”.

“Esprimo il mio cordoglio ma anche tutto il mio sgomento per l’ennesima vittima sul lavoro in Toscana. Siamo davanti a una situazione ormai drammatica. Dobbiamo essere molto determinati e decisi ad intervenire. Occorre mettere in campo un’attenzione mirata sulle modalità di lavoro al fine di controllare anche dall’esterno, in determinate condizioni, le situazioni di concreto pericolo”. Lo ha affermato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, nel commentare la tragedia.

“Bisogna adesso investire in modo concreto sulla formazione e sulla prevenzione per far crescere la sicurezza sui luoghi di lavoro”, ha aggiunto il presidente Giani.

Sul tema della sicurezza sul lavoro interviene anche il segretario della Fiom Toscana, Massimo Braccini: “Salute e sicurezza, diritti, qualità del lavoro e buona occupazione devono diventare una priorità nazionale e vi è la necessità di mobilitarci. Questa strage delle morti, infortuni e invalidità permanenti deve finire. Siamo di fronte ad un bollettino di una “guerra” drammatica dove vi sono precise responsabilità. I datori di lavoro sono tenuti ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori. La sicurezza del lavoratore é un bene di rilevanza costituzionale che impone al datore di lavoro di anteporre al profitto. Ci sono molte imprese che investono in sicurezza, ma altrettante che fanno cinici calcoli tra costi, benefici e rischi, come se la sicurezza e la vita delle persone potesse essere un mero calcolo di bilancio”.

“Le principali cause degli incidenti sul lavoro – prosegue – sono spesso dovute alla precarietà e alla mancanza di garanzie, ma anche ad organizzazioni del lavoro distorte, fatte spesso di troppi appalti e sub appalti, anche in settori del lusso. In questi contesti manca il coordinamento delle ditte in appalto, le lavorazioni nocive non vengono fatte in orari differenziati, la formazione è solo sulla carta, l’informazione, la conoscenza dei rischi e l’addestramento spesso sono meri atti burocratici ed i lavoratori non ne hanno nessuna conoscenza”.

“Sindacalmente – dice ancora Braccini – siamo impegnati ogni giorno a sostegno dell’azione costante delle Rsu e dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza in ogni luogo di lavoro, ma non basta, vanno aumentati anche i poteri ispettivi e le sanzioni. Le attività delle imprese che non rispettano le norme devono essere sospese. Le responsabilità dei datori di lavoro sulla sicurezza sono evidenti e non possono essere solo ricondotte all’ultima catena di un subappalto, ma va ricostruita anche la catena delle responsabilità e ricondotta a chi ha gli effettivi poteri decisionali, sia dell’organizzazione del lavoro, sia del vero potere di spesa”.

“C’è bisogno che ai lavoratori siano riconosciuti i diritti fondamentali – conclude Braccini – non si può essere licenziati senza giusta causa, bisogna far uscire i lavoratori dai ricatti, serve una nuova legislazione sul lavoro. Tutto ciò si lega anche alla fondamentale tutela di quella dignità umana che è il fondamento ontologico di ogni valore umano, in una concezione del lavoro che abbiamo il dovere di ricondurre a se stesso, liberandolo da ogni alienazione e sfruttamento”.

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