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Caccia anche in provincia di Lucca al super boss Messina Denaro

Le ricerche si dividono tra la Sicilia - dove si è appena concluso un blitz - e la Versilia. Le rivelazioni del pentito e dell'agente immobiliare: "Visite e soggiorni al Forte"

Si stringe sempre di più il cerchio intorno al super boss latitante Matteo Messina Denaro. Una caccia all’uomo degli investigatori che lo cercano ormai senza sosta principalmente tra la Sicilia e la Versilia. Centinaia le segnalazioni lanciate negli ultimi anni. L’ultima aveva portato, giorni fa, a un clamoroso abbaglio: in Olanda, in un ristorante all’Aja, era stato arrestato per sbaglio un turista inglese; un’operazione da film, con dispiegamento imponente di forze e agenti dei reparti speciali, che ha messo in imbarazzo la polizia olande e la Procura di Trento.
Oggi (1 ottobre) una serie di blitz in diverse località siciliane. Un’operazione che ha rivoltato come un calzino la valle del Belìce, roccaforte del latitante di Castelvetrano e di un esercito di favoreggiatori arrestati in questi decenni. La squadra mobile di Trapani ha operato in collaborazione con il Servizio centrale operativo della direzione centrale anticrimine, su ordine della direzione distrettuale antimafia di Palermo. Sul posto elicotteri, pattuglie munite di apparecchiature speciali e unità cinofile. Poche ore prima erano state diffuse le immagini, che potrebbero essere le ultime, del superboss ricercato. “Eccolo il fantasma”, esordiva il servizio del Tg2, mostrando un uomo con gli occhiali, a bordo di un Suv nella campagna di Agrigento, seduto sul sedile del passeggero. Immagini che risalivano al dicembre 2009, quando “u’siccu” era presumibilmente protetto da alcune famiglie agrigentine, e riprese nei pressi dell’abitazione di Pietro Campo, boss della Valle dei Templi. Per la magistratura e la polizia si tratterebbe proprio del padrino introvabile.

La lunga latitanza in provincia di Lucca

L’ultimo domicilio conosciuto di Matteo Messina Denaro prima della sua scomparsa nel nulla, della sua latitanza, era una villa a Forte dei Marmi nel 1993. La polizia lo cerca quindi proprio tra i luoghi in cui è nato e i luoghi da dove è cominciata la sua lunga latitanza in provincia di Lucca. Ne parla per primo il pentito Gaspare Spatuzza che rispondendo alle domande dei giudici Vigna e Grasso il 26 giugno del 1998 affermava: “Ad agosto del 1993, i Graviano erano a Forte dei Marmi. Forte dei Marmi che sta in Versilia, agosto del 93, i fratellini erano lì, nella villa a Forte dei Marmi dove li raggiunse Matteo Messina Denaro”. Stesse e identiche risultanze agli atti del processo della corte d’assise di Firenze sulla strage di via Georgofili. Si legge infatti in sentenza: “Si era, dunque, accertato, e i testi -omissis – (agente immobiliare di Forte dei Marmi che si occupò della mediazione per la locazione di una villa per l’estate 1993), e altre tre persone -omissis – (proprietari della villa i primi due e giardiniere), e altri ufficialli di pg che indagarono su quest’aspetto della vicenda, lo avrebbero confermato deponendo nel processo 12/96, che in quella casa in Versilia avevano saltuariamente soggiornato tra luglio e agosto 1993 Giuseppe, Benedetto e Filippo Graviano e le rispettive compagne, Messina Denaro con la fidanzata Andrea (di questa ragazza austriaca, sentimentalmente legata al capo di Castelvetrano, hanno parlato in relazione ad altri episodi anche Sinacori e Geraci), Giuseppe Vasile e la moglie nonchè altre due ragazze ospitatevi da Benedetto Graviano.

Un ulteriore riscontro è rappresentato dall’acquisizione di un documento che attesta la spedizione alla ditta di corso Tukory da parte di Bianchini di due biciclette che aveva rinvenuto nella villa a locazione cessata. Che, poi, sia emerso che nessun rapporto diretto vi fosse tra il soggiorno a Forte dei Marmi e le bombe della primavera-estate 1993, non toglie, sul piano della ricostruzione del fatto che occupa, che gli inquirenti ritennero di seguire quella “pista” che li avrebbe condotti al mandamento di Brancaccio, e, come si vedrà, a indagarne da vicino la struttura e gli assetti”. Ma anche altri pentiti parlano di questo periodo in Versilia dei Graviano e di Matteo Messina Denaro, quali Giovanbattista Ferrante, Gioacchino Pennino, Salvatore Cangemi e Francesco Geraci. Le sue tracce si sono perse proprio dopo questa vacanza a Forte dei Marmi con i fratelli Graviano dove si sospetta possa avere ancora agganci e protezioni di varia natura. Decine al mese, costanti, le segnalazioni di avvistamenti che arrivano alle forze dell’ordine. Ormai la caccia all’uomo è sempre più serrata e la Sicilia e la Versilia sono le zone in cui si concentrano gli sforzi maggiori per la sua cattura. Prossimamente ci saranno ulteriori sviluppi delle delicate e complesse indagini e ricerche della primula rossa di Cosa Nostra. Il boss dei boss sembra sempre più solo.

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