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Dalle acque di scarico l’analisi del consumo di droga a Lucca: dati simili a quelli di Firenze

Ogni giorno per ogni mille abitanti in città si utilizzano 8,7 dosi di cocaina 37,4 di hashish e marijuana, 0,8 di eroina e 0,14 di ecstasy

Consumo di droghe, le percentuali di Lucca molto vicine a quelle di Firenze per cocaina e hashish e marijuana.

Da un progetto davvero particolare, a cura della direzione centrale per i servizi antidroga del ministero dell’interno, sono emersi alcuni dati significativi e inquietanti sul consumo di sostanze stupefacenti in 33 Comuni italiani. I numeri fanno parte della più ampia e articolata relazione annuale al Parlamento, riferiti al 2020. Il Comune di Lucca e quello di Firenze fanno parte delle città campione dell’esperimento del Dcsa del Viminale ed è venuto fuori un quadro abbastanza allarmante, e già noto per altre risultanze, attraverso una metodologia singolare e all’avanguardia per lo studio e le analisi del consumo di droga in Italia.

Il progetto Acque reflue ha fatto emergere che nella sola città di Lucca si consumano mediamente, ogni giorno, e per ogni mille abitanti: 8,7 dosi di cocaina (a Firenze 11,6); 37,4 dosi di hashish e marijuana (a Firenze 39,3); 1,4 dosi di metadone (a Firenze 2,1); 0,8 di eroina (a Firenze 3,9);  e 0,14 di ecstasy (a Firenze 0,6).

Che il consumo e lo spaccio di droga in città rappresentasse un problema lo si evince anche dalle numerose operazioni di polizia ma questo dossier offre una chiave di lettura aggiuntiva al fenomeno. Questa metodologia si colloca come metodo complementare ai metodi tradizionali di ricerca epidemiologica basati sugli studi di popolazione: mentre i metodi epidemiologici forniscono informazioni sugli utilizzatori (quanti utilizzatori, in quali fasce di età, con quali caratteristiche e quali pattern di utilizzo), questa metodica basata sull’analisi dei residui di sostanze misurati nelle acque reflue permette di stimare quali e quante sostanze vengono complessivamente consumate da tutta la popolazione afferente al depuratore oggetto di monitoraggio.

In Italia il progetto Acque reflue ha sviluppato una rete di rilevamento nazionale, costituita dalle principali città italiane (capoluoghi di regione e/o aree metropolitane) e da altre città, minori ma significative per peculiarità territoriali e sociali. Le città selezionate (complessivamente 33 centri urbani) sono equamente distribuite nelle 20 regioni italiane e coprono tutto il territorio nazionale, questo consente di ottenere dati qualitativi e quantitativi di utilizzo delle sostanze psicoattive nel territorio italiano.

“Lo scopo – si legge nel dossier – è quello di monitorare i trend di consumo delle sostanze psicoattive “maggiori” (cocaina, amfetamina, ecstasy, metamfetamina, eroina e cannabis), identificare la presenza di nuove sostanze psicoattive (Nsp, in particolare oppioidi sintetici, inclusi i fentanili, catinoni sintetici, cannabinoidi sintetici e fenetilamine) e valutare la loro diffusione sul territorio. Il razionale del metodo risiede nel fatto che una sostanza psicoattiva, dopo essere stata consumata, viene in parte escreta come tale o come metaboliti con le urine del consumatore. Le urine, assieme alle acque fognarie, raggiungono i depuratori urbani dove vengono campionate e i residui delle sostanze psicoattive vengono misurati”.

Le concentrazioni ottenute consentono di risalire al consumo cumulativo di sostanze psicoattive da parte della popolazione servita dal depuratore. A questo scopo in ciascun depuratore è stata organizzata una settimana di campionamento, durante la quale sono stati prelevati sette campioni giornalieri di acque reflue. Si tratta di campioni “compositi” rappresentativi delle 24 ore di acque reflue non trattate, in ingresso al depuratore, che riflettono quindi i consumi di sostanze nella giornata da parte della popolazione. Complessivamente hanno aderito allo studio 33 città italiane, tra cui Lucca, in cui sono stati raccolti 231 campioni e in ciascuno analizzate e quantificate 73 differenti sostanze psicoattive. Il consumo e lo spaccio di droga continuano a rimanere quasi immuni dalla crisi economica post pandemica.

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