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L’affido del figlio conteso tra due genitori finisce al Tar

L'ex marito ha chiesto e ottenuto i dati sulle presenze al lavoro dell'ex moglie per usarle in fase di divorzio

Kramer contro Kramer, il popolare film degli anni Settanta l’aveva vista lunga in materia di divorzio ma la realtà, si sa, supera sempre ogni fantasia, e una causa di separazione tra due ex coniugi della Lucchesia ha visto addirittura un “passaggio” al Tar.

La coppia già separata è in causa per il divorzio giudiziale e all’interno di questo contenzioso l’ex marito di lei, che lavora in una struttura sanitaria, ha chiesto e ottenuto dalla giustizia amministrativa che l’Asl Toscana nord ovest fornisca i dati relativi ai tabulati di presenza o altri documenti attestanti la presenza e l’orario di ingresso e uscita dalla struttura, con oscuramento delle motivazioni delle assenze e di ogni ulteriore dato personale, motivando la propria richiesta sulla base della necessità di tutelare gli interessi propri e del figlio minore nato dal matrimonio nell’istaurando giudizio di divorzio; nell’ambito degli accordi di separazione era stato, infatti, previsto l’affido condiviso del minore, con collocamento dello stesso presso la madre la quale sarebbe, tuttavia, secondo l’ex marito, solita trattenersi lungamente al lavoro, delegandone la cura a terzi, così che la verifica degli orari del servizio dalla stessa effettivamente svolto può essere funzionale alla valutazione della richiesta di adozione di diversi provvedimenti in merito all’affidamento del suddetto minore.

L’uomo ha formulato anche altre richieste ma il Tar di Firenze nella sentenza di ieri mattina (14 ottobre) ha ammesso l’accesso del ricorrente ai soli dati relativi alla presenza in servizio della contro-interessata richiesti con l’istanza. Per i giudici il diritto all’accesso è prioritario rispetto al diritto alla riservatezza nel caso di un contenzioso per stabilire alcuni diritti fondamentali quali quelli appunto di un ex marito e di un minore. Si legge infatti in sentenza: “Nel caso in esame non vi è dubbio che la ricorrente, in relazione alle motivazioni difensive indicate nella istanza di accesso, vanta un interesse diretto concreto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata ai documenti ai quali ha chiesto di poter accedere, potendo i dati della presenza in servizio dell’ex coniuge giustificare istanze in relazione alle determinazioni ulteriori da assumere nel separato giudizio di divorzio in corso. L’articolo 24, comma 7 della legge 241 – scrivono i giudici – ha sancito la tendenziale prevalenza del cosiddetto accesso difensivo anche sulle antagoniste ragioni di riservatezza o di segretezza tecnica o commerciale delle parti controinteressate, sicché il problema del bilanciamento delle contrapposte esigenze delle parti, diritto di accesso e di difesa, da un lato, e diritto di riservatezza dei terzi, dall’altro, deve essere risolto dando prevalenza al diritto di accesso qualora sia strumentale alla cura o alla difesa dei propri interessi giuridici o di minori. Del resto in genere i dati inerenti la presenza in servizio di un dipendente pubblico non sono sensibili né e nella specie in relazione alla funzione e servizio svolti dall’interessato l’amministrazione nella operazione di bilanciamento degli interessi avrebbe potuto adottare l’oscuramento di specifiche indicazioni di luoghi delle eventuali riunioni, missioni ecc. e delle motivazioni sottese, dovendo documentare le date richieste coincidenti con impegni di servizio, ferie, permessi, dando così prevalenza all’accesso ai dati pur nelle limitazioni sopra descritte”. Il Tar ha dunque accolto, in parte, come da motivazione, l’azione relativa all’accesso ai dati relativi alle sole presenze dell’ex coniuge nella struttura sanitaria dove lavora.

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