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San Giorgio, la terza sezione devastata: solo 4 delle 20 celle utilizzabili. Il garante dei detenuti: “A Lucca una carenza di personale tra le più gravi” video

Chiesta la convocazione di un tavolo tra amministrazione comunale e sindacati della polizia penitenziaria

La casa circondariale San Giorgio, sotto i riflettori della Commissione politiche sociali del Comune di Lucca. Dopo i numerosi episodi di violenza che si sono verificati nella struttura, l’ultimo dei quali ha portato al ferimento di un agente di polizia penitenziaria, si cerca di catalogare le difficoltà incontrate e trovare delle soluzione per migliorare la sicurezza interna e rendere più dignitose le condizioni dei detenuti. Il bilancio dell’ultimo grave episodio è una terza sezione per larga parte inutilizzabile, con soltanto 4 delle venti celle disponibili effettivamente utilizzabili. Una situazione che fa ad unirsi ad una carenza strutturale di organico, “la più grave mai registrata in un carcere, non solo in Toscana ma nel Paese”.

carcere di Lucca

A dirlo è stata la garante dei detenuti, l’avvocata Alessandra Severi che elenca le numerose criticità che operatori e carcerati devono affrontare ogni giorno, in una convivenza che sta diventando sempre più insostenibile. Ed è per questo che a breve sarà chiesto un incontro con i sindacati della polizia penitenziaria per cercare insieme una via di uscita ad una situazione ‘soffocante’.

“Vorrei soffermarmi per prima cosa sul fatto che a Lucca abbiamo una casa circondariale, ovvero un luogo in cui i detenuti, rimangono per una pena di breve durata e ancor meno se riescono ad ottenere dei rapporti con l’esterno. Proprio per questo, sarebbe opportuno riuscire a costruire una rete duratura tra i detenuti e le strutture al di fuori della realtà penitenziaria – spiega la dottoressa Severi -. Molti dei detenuti sono italiani, ho seguito dei lucchesi, ricordo in particolare un signore di Marlia che aveva il permesso di necessità per andare a visitare la madre, affetta da patologie gravi e a cui è stata negata la visita dal tribunale di sorveglianza competente. Questa persona poi è venuta meno e il detenuto ha contribuito, in preda alla disperazione, a distruggere una cella. Si ratta di criticità che possono essere facilmente prevedibili perché in molti casi un detenuto che esce da san Giorgio, trovandosi in una situazione di difficoltà, senza nessuno che possa dar lor una mano non ha più nulla da perdere”.

Un problema sociale che coinvolge tutta la sicurezza della città, perché abbandonati a loro stessi i detenuti, una volta fuori rischiano più facilmente di ritornare a commettere dei reati.
“La realtà attuale è che ci sono stati molti episodi di violenza – prosegue la garante dei detenuti -, la terza sezione è stata quasi completamente distrutta e delle 20 celle che sono presenti, solo quattro sono rimaste utilizzabili, i lavandini sono stati rotti, hanno staccato il ferro e hanno minacciato e aggredito gli agenti di polizia penitenziaria. Uno dei motivi che ha portato a questa situazione è che alcune attività sociali e sportive non sono state riprese, ma manca comunque il personale e gli spazi adatti per poterli svolgere in sicurezza. Nelle carceri in cui i detenuti hanno qualcosa da perdere si registrano meno casi di ribellioni e violenza. Attualmente all’interno della struttura ci sono dai 100 ai 110 detenuti, le celle sono ancora sovraffollate sono pensate per essere occupate da uno o due persone e adesso in ognuna di loro sono in quattro. Stesso problema per gli agenti in servizio effettivo, che sono 85, ma in presenza nella struttura sono molti meno, poiché alcuni di loro hanno avuto problemi di salute”.

La mancanza di operatori di polizia penitenziaria, secondo Alessandra Severi, porta inevitabilmente a problemi di sicurezza nel far partire corsi necessari al reinserimento dei detenuti e di conseguenza ad acuire le violenze all’interno della struttura. “A Lucca c’è un sotto organico tra gli agenti, che non è registrato in nessun altro carcere in Toscana ma neanche in Italia, per questo chiedo un tavolo tra Comune e i sindacati di polizia penitenziaria per capire i motivi concreti che hanno portato a questa situazione e per poter trovare delle soluzioni condivise”.

Anche sul lato sicurezza sanitaria la casa circondariale di San Giorgio presenta molte criticità. “Mancano i defibrillatori, ne è presente solo uno e in cattivo stato, servirebbe che almeno un altro fosse disponibile nella zona del nuovo campetto sportivo dove ci potrebbe essere bisogno di intervenire con tempestività”.

Sempre dal punto di vista sanitario, la dottoressa Severi dice che all’interno della casa circondariale si trovano molte persone affette da problemi psichiatrici, di cui alcuni molto gravi, una situazione che si è accentuata con l’arrivo della pandemia. La soluzione di chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari, non ha favorito e i Rems con cui sono stati sostituiti che non hanno posto per tutti, costringendo i carcerati che hanno disagi, ad essere mandati nelle strutture detentive.

La Commissione politiche sociali e il presidente Pilade Ciardetti, riconosciute le criticità presenti decidono di intervenire su alcune questioni.
“Per quanto riguarda i defibrillatori, il problema è conosciuto e si è deciso di fare una raccolta fondi tra noi consiglieri per l’acquisto, anche per far sentire la nostra vicinanza a queste persone – dichiara Ciardetti -. Riguardo la presenza in carcere di detenuti con problemi psichiatrici, abbiamo deciso con la consigliera Cristina Petretti di fare una prossima seduta con la direzione del carcere per capire anche qualcosa in più sulla gestione del personale e sul problema della sicurezza. Perché mi pare che l’assenza del personale sia una questione centrale per risolvere le criticità e le violenze che sono state registrate in questi ultimi tempi”.

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