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Si ammala di tumore alla gola dopo aver lavorato con l’amianto: sarà risarcito di 250mila euro

All'ex operaio riconosciuti i danni biologici più un rateo mensile per quelli patrimoniali

Ex operaio di Lucca si ammala di tumore alla gola dopo aver lavorato per anni in settori e ambienti a rischio, ora la corte d’Appello di Firenze ha condannato l’Inail al risarcimento per malattia professionale e dovrà versare circa 250mila euro più interessi e rivalutazione dal 2014 ad oggi, per i danni biologici, più un rateo mensile per quelli patrimoniali.

Il 60enne di Lucca, è stato riconosciuto in giudizio affetto da malattia professionale (carcinoma dell’orofaringe) contratta a causa dello svolgimento delle sue attività lavorative, dal 1980 al 1984 come saldatore, successivamente di autista, dal 1990 al 2005 di operaio addetto alle demolizioni di capannoni e altri edifici contenenti anche amianto e polveri di eternit presso una ditta della Lucchesia, attività poi proseguita dal 2007 al 2009, e dal 2013 al 2014 di operaio addetto all’escavazione di ghiaia alle dipendenze di un’altra ditta lucchese.

Per le lavorazioni svolte era stato esposto a fumi di saldatura, polveri di cemento e di materiali vari da demolizione di capannoni e altri edifici contenenti anche residui di amianto e che aveva richiesto all’Inail il riconoscimento dell’origine lavorativa della malattia da lui contratta, ma senza esito favorevole in sede di richiesta. Si era quindi rivolto al tribunale cittadino che gli aveva dato ragione già nel 2017.

Ma l’Inail aveva proposto appello ma nei giorni i giudici di secondo grado hanno dato nuovamente ragione all’operaio che ora dovrà essere risarcito. Due perizie mediche disposte dal tribunale fiorentino hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio il nesso tra la sua malattia e la sua attività lavorativa.

Si legge infatti nella sentenza d’appello del 2 novembre scorso: “L’esame e le conclusioni peritali non avevano incontrato peraltro alcuna contestazione da parte dell’Inail in primo grado, mentre erano stati comunque oggetto di chiarimenti sottoposti dal primo giudice al perito. Nessun dato di fatto, medico legale o giuridico, ostacolava quindi l’accoglimento della domanda che derivava dall’avere l’assicurato assolto l’onere di allegazione e prova a fondamento del diritto all’indennizzo della propria malattia professionale da parte dell’Inail. L’ente è stato condannato anche a 3500 euro di spese di lite. Date le caratteristiche ed il basso costo, l’amianto è stato utilizzato per anni, purtroppo, in tanti settori; si contano oltre 3000 prodotti confezionati con questo materiale. I principali settori in cui è stato utilizzato l’amianto sono l’industria, l’edilizia ed i trasporti. In particolare nelle abitazioni, negli edifici pubblici e nei capannoni industriali l’amianto fino agli anni 90 veniva utilizzato per la costruzione di lastre e tegole per i tetti e per la coibentazione delle tubature degli acquedotti sotto forma di fibrocemento, meglio conosciuto come eternit. Nel settore trasporti l’asbesto veniva invece principalmente utilizzato come materiale isolante, soprattutto in navi, autobus e treni. Anche nel settore industriale i prodotti a base di amianto venivano adottati maggiormente come isolante termico ed acustico”.

“La sola presenza di amianto – conclude – non è di per sé pericolosa; diventa però estremamente nociva quando a seguito di sollecitazioni le sue polveri contenenti fibre (mille volte più sottili di un capello) si disperdono nell’aria e vengono inalate o ingerite dall’uomo. Le fibre d’amianto infatti, una volta inalate o ingerite, non degradandosi, rimangono all’interno dei polmoni e degli altri organi creando uno stato infiammatorio persistente, con conseguente danneggiamento del Dna delle cellule, favorendo lo sviluppo di tumori, asbestosi o mesoteliomi. L’ex operaio lucchese avrà il suo indennizzo ma la prevenzione nei casi dubbi di presenza di amianto non sarà mai troppa, in ogni sua forma e aspetto.

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