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Centinaia in corteo per lo sciopero della scuola: “Stop alle lezioni in container e aule fatiscenti” fotogallery video

La manifestazione partita da piazzale Verdi ha percorso un tratto di mura per ritrovarsi in un sit in in piazza Napoleone

Oltre trecento studenti in piazza per protestare e chiedere scuole adeguate. Anche Lucca non rinuncia alla manifestazione che ha coinvolto, a vario titolo, il mondo della scuola. Un corteo ordinato e soprattutto rispettoso delle norme anti contagio e dove tutti, soprattuto nel momento del comizio finale, indossavano la mascherina quello organizzato dall’Unione degli Studenti, la neonata sigla che raggruppa gli alunni delle scuole orientati a sinistra.

Gli studenti tornano in corteo a Lucca

Le rivendicazioni del mondo della scuola in città, nello specifico, riguardano lo stato di alcuni immobili che ospitano gli istituti e il clamoroso caso degli studenti costretti a fare lezione nei container. Al centro c’è il caso del Paladini Civitali, diviso fra i container e gli edifici dismessi al Campo di Marte e i moduli abitativi all’interno del cortile dell’Itc Carrara ma durante il corteo di questa mattina (19 novembre) è esplosa anche la preoccupazione per quegli alunni che dovranno presto subire la stessa soluzione, con tutte le incertezze del caso, come gli studenti del liceo Vallisneri, per il quale sta partendo un importante progetto di riqualificazione.

“Gli studenti in rivoluzione per trovare la soluzione”, hanno gridato in coro gli studenti che si sono ritrovati attorno alle 9 in piazzale Verdi per poi salire sulla cinta e raggiungere il Caffè delle Mura, da cui poi gli studenti hanno raggiunto, per un sit in, piazza Napoleone, davanti alla sede della Provincia e della prefettura di Lucca. “Come mai per la scuola i soldi non ci sono mai?”, hanno urlato all’unisono gli studenti, portando avanti a sé striscioni e cartelli di protesta.

“Chiediamo una scuola diversa, una scuola migliore, una scuola che pensi agli studenti – esclama il responsabile dell’Unione degli studenti di Lucca Paolo Pasqualetti – Penso ai problemi dei trasporti, all’edilizia, ai container che ormai stanno sostituendosi agli istituti nella provincia di Lucca ma penso anche al benessere psicologico. Gli studenti sono lasciati a loro stessi con ansie e paure perché ci si dimentica di quanto sia importante il supporto nei problemi individuali nell’adolescenza. Siamo qua perché la scuola in questi mesi è stata lasciata per ultima, con la didattica a distanza diffusa e nessun vero piano per arginarla”.

“La pandemia ce l’ha insegnato – hanno infatti intonato i manifestanti -, le scuole private sono un reato”. E ancora: “Scuola in decadenza studenti in resistenza”.

Arrivati in piazza Napoleone gli studenti si sono raccolti in cerchio davanti alla statua per dare spazio agli interventi e parlare ‘dell’altra scuola possibile‘ quella della quale si sono fatti portavoce. “È dal 2018 che stiamo dentro i container a Campo di Marte – hanno urlato -. Nessuno studente può star bene in questa situazione, lo studio ne risente. I container hanno buchi nel soffitto tappati con carta e scotch come lo scorso 5 ottobre quando dopo il diluvio della sera prima nei container è entrata l’acqua. C’erano bozze ovunque dove galleggiavano i cavi elettrici. Nessuna luce, solo un fischio costante dell’allarme inceppato. La provincia non ha fatto niente. I piedi bagnati li vogliamo al mare, non a scuola“.

Sono cinque, in totale, le richieste degli studenti Uds in un manifesto della scuola pubblica scritto dagli stessi nell’ottica di una sua “riforma radicale”. Non solo edilizia scolastica, che è la questione emersa con più chiarezza dai rappresentanti dei vari istituti, ma anche diritto allo studio “realmente grantito attraverso una legge nazionale”; trasporti “sicuri, accessibili, non sovraffollati ed estesi alle zone periferiche”, benessere psicologico “che deve essere garantitno con degli sportelli ad hoc, con la diminuzione delle verifiche e l’eliminazione del clima di competizione” ed infine il tema dell’educazione sessuale da affrontare “anche con l’istituzione delle carriere alias per i soggetti in transizione sessuale e gli sportelli antimolestia”.

Durante il corteo, costantemente monitorato dagli agenti di polizia e da uomini e donne della Digos non è mancato anche un piccolo momento di tensione quando la manifestazione si è fermata davanti al Caffè delle Mura: un piccolo gruppo di giovani hanno interrotto per un attimo i cori di protesta rompendo il ‘cerchio’ che si era creato intorno alla statua in cima alla discesa. Il gruppetto è stato rapidamente allontanato dal corteo al coro di Scemi, scemi. Il tutto sotto l’occhio (e la telecamera) vigile degli addetti delle forze dell’ordine.

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