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Convince un uomo ad appartarsi mentre le amiche gli svaligiano l’auto

Condanna definitiva per una donna di 48 anni: all'uomo erano stati asportati contanti e bancomat

Ennesima condanna per una donna, originaria di Prato, di 48 anni che, stavolta con due amiche complici, giudicate separatamente, era riuscita, nel 2018, a distrarre un uomo alla guida di un’auto, in città, e addirittura a farlo scendere per appartarsi con lei, simulando la voglia di volere stare in intimità e da soli, ma nel frattempo le amiche gli avevano svaligiato l’auto dove c’era anche il portafogli, secondo i giudici.

Un anno e 3 mesi di reclusione, questa la pena definitiva che è stata confermata dalla suprema corte di Cassazione nei giorni scorsi. Secondo gli ermellini, con astuzia, le tre donne creavano la condizione di disattenzione dell’automobilista, avvicinandolo e salutandolo, creando confidenza e le condizioni perché si rivedessero in occasione di un successivo incontro; all’appuntamento fissato, la donna lo prendeva sottobraccio e lo spingeva frettolosamente verso un vicino parco, non dandogli tempo di chiudere l’auto; ovviamente la donna lo rassicurava riferendogli che le amiche avrebbero vigilato; tuttavia, proprio grazie a tale manovra, la 48enne dava il tempo alle complici di prelevare all’interno dell’auto la somma di 120 euro e la carta bancomat, mediante la quale successivamente effettuavano prelievi di danaro, circa 500 euro, grazie al pin scritto su un foglietto all’interno del portamonete.

Si legge infatti in sentenza: “Si trattava di una condotta, abilmente preordinata, mediante la quale la donna distoglieva l’attenzione del soggetto passivo dalle res, inducendolo ad allontanarsi e mantenendo un atteggiamento dal quale si desumeva l’intento a voler stare da sola con lui. In tale frangente, allora, le complici potevano approfittare della momentanea disattenzione della vittima, ma solo dopo averla abilmente provocata ed irretita. Per le ragioni che precedono, il ricorso va dichiarato inammissibile con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e non sussistendo ragioni di esonero al versamento della somma di 3mila euro in favore della Cassa delle ammende”.

La donna aveva già riportato condanne definitive negli anni passati per furto e truffa, reati commessi sempre a Lucca. Ora il giudice dell’esecuzione dovrà calcolare le eventuali pene da scontare dopo aver “messo insieme” tutte le sentenze definitive a suo carico.

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