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Violenza sulle donne, parla la madre di Vanessa uccisa a 20 anni: “Servono leggi severe e certezza della pena”

Maria Grazia Forli domani presenzierà all'inaugurazione di tre panchine rosse a Fornaci: "Servono a fare fiducia alle vittime"

Il 25 novembre, giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne, un fenomeno che non accenna a diminuire e anche la nostra Regione, ne è stata tristemente spettatrice. In Toscana sono 121 i femminicidi avvenuti negli ultimi 15 anni, di questi, 14 hanno interessato la provincia di Lucca. L’ultimo in ordine temporale avvenuto la scorsa estate ad Altopascio: la vittima Maria Carmina Fontana di 46 anni è stata trovata accoltellata in una pozza di sangue, a commettere il delitto Luigi Fontana, il marito. Una storia che purtroppo si ripete e lascia rabbia e sconcerto su tutto il territorio della provincia di Lucca.

L’assassino per adesso rimane in carcere in attesa dell’udienza preliminare del processo. La difesa è ora affidata all’avvocato Graziano Maffei, che affianca Ilaria Vettori che ha affiancato l’uomo nella fase immediatamente successiva all’omicidio.,

Difficilmente Maria Carmina avrà una vera giustizia per quello che è accaduto. Lo sa bene Maria Grazia Forli, madre di Vanessa Simonini, morta a 20 anni, uccisa da quello che aveva sempre considerato un amico, Simone Baroncini.

“Vedo violenza sulle donne tutti i giorni e domani sarò a inaugurare tre panchine rosse a Fornaci con l’associazione Non Ti scordar di te – dice Maria Grazia Fornoli – Quello di mia figlia, Vanessa, è stato un femminicidio silenzioso, perché il suo carnefice si presentava come un semplice amico. Nessuno avrebbe mai pensato quello che poi è avvenuto e tengo molto a ricordare che in molti casi l’orco si traveste da agnello”.

Vanessa è stata uccisa a Gallicano, nella maledetta notte del 7 dicembre del 2009, c’è ancora rabbia e impotenza nelle parole della madre che ha combattuto molto in questi anni per avere giustizia per sua figlia. Adesso, in ricordo delle giovane ragazza sono state inaugurate numerose panchine rosse.

“Le panchine rosse non fermeranno la violenza, questo è vero, perché se una persona ha scelto di uccidere, non saranno di certo delle panchine ad impedirglielo. Però sono importanti proprio per le donne, dove possono trovare i numeri utili per denunciare. Denunciare una violenza è molto difficile, soprattutto se si vive in piccoli paesi dove ci si conosce tutti, c’è vergogna e imbarazzo e ho notato che le panchine rosse danno fiducia e dove sono state installate sono anche aumentate le denunce di violenza”.

Ad accentuare la drammaticità della situazione, la conferma dal tribunale del dimezzamento della pena per il carnefice, Simone Baroncini, che dai 30 anni di carcere ne sconterà solamente 16. Un dramma che si somma al dramma.

“Per bloccare i femminicidi ci vogliono leggi più severe e soprattutto ci vuole certezza della pena, bisogna togliere il rito abbreviato per gli omicidi volontari e non bisogna far si che i responsabili possano godere di sconti di pena – dichiara Maria Grazia Fornoli – Se un omicida viene rilasciato dopo pochi anni di carcere, non può esserci una rieducazione che gli permetta di rientrare all’interno della società. Sembra come se lo Stato si occupi più dei carnefici che delle vittime, tanto che io, come molte altre, siamo state lasciate sole dopo quello che ci è successo. Si fa prevenzione e per fortuna se ne fa molta, manifestazioni, sensibilizzazione e fiaccolate, ma la l’educazione contro la violenza deve provenire per prima dalla famiglia, che deve insegnare il rispetto per le persone, che è fondamentale”.

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