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Spacciava eroina a Lucca e provincia: otto anni al pusher

Condanna definitiva per un 44enne

Condannato pusher che per i giudici vendeva eroina. Già la Corte di appello di Firenze aveva confermato la sentenza del Tribunale di Lucca che aveva condannato Pershqefa Nikolin alla pena di anni otto di reclusione e 35.000 euro di multa in ordine a plurimi delitti di illecita detenzione e cessione di sostanza stupefacente del tipo eroina, in città e in Versilia. L’uomo, 44 anni originario dell’Albania è stato riconosciuto colpevole anche dalla suprema corte di Cassazione che ha dichiarato inammissibile il suo ricorso condannandolo anche a 3mila euro di spese legali. L’uomo secondo i giudici faceva parte di un’organizzazione italo-albanese che era dedita in particolare allo spaccio di eroina ed era stato arrestato anni fa insieme ai suoi complici in un’operazione di polizia che aveva sgominato l’intera banda. In particolare il 44enne era stato incastrato dalle attività investigative e da alcune testimonianze di clienti e favoreggiatori.

Si legge infatti in sentenza: “Con riferimento alla identificazione del ricorrente, all’interpretazione delle intercettazioni ed al ruolo ricoperto dal medesimo, dettagliata risulta la risposta fornita dalla corte di Appello di Firenze dove ha messo in evidenza le modalità dell’individuazione del ricorrente da parte degli operanti di polizia, ha analizzato i singoli episodi interpretati sulla base delle intercettazioni telefoniche, l’utilizzabilità e credibilità delle dichiarazioni di un indagato sentito anche come testimone che aveva confermato la fondatezza del quadro probatorio emerso dalle captazioni, analizzando i singoli episodi messi in discussione dai motivi di gravame; ragioni della decisione in alcun modo prese in esame nel ricorso che contesta genericamente la logicità e completezza della motivazione. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende”. I giudici, avevano evidenziato che, nonostante non fossero noti gli esatti quantitativi di droga venduta, l’organizzazione strutturata dello spaccio di eroina, svolta in maniera non occasionale ma continuativa, attraverso plurimi contatti e per quantitativi senz’altro non modesti, facevano ritenere le condotte di spiccata pericolosità, tali da escludere attenuanti di alcun genere “né risulta pregevole la lessicale critica portata alla decisione nella parte in cui fa riferimento al ruolo di gestione e organizzazione strutturata dell’attività di spaccio in considerazione del venir meno dell’ipotesi associativa, esito del giudizio che non contraddice il quadro delineato dai giudici di secondo grado per come apprezzato sulla base dall’esame delle intercettazioni e delle risultanze probatorie”. Il caso giudiziario del pusher di origini albanese è ora chiuso definitivamente.

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