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Rapinatore dei Rolex condannato a 4 anni

Sentenza definitiva emessa dalla Cassazione

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Faceva parte di una gang che secondo i giudici saliva dalla Campania per mettere a segno colpi, rapine e furti, soprattutto di orologi di lusso in Versilia, 34enne di origini partenopee condannato invia definitiva a 4 anni di reclusione.

Dopo l’arresto da parte della polizia, nel 2018 il gup del tribunale lucchese, Antonia Aracri, in sede di abbreviato, e l’anno successivo la corte d’Appello di Firenze, lo avevano già ritenuto colpevole in quando leader della banda di rapinatori, comminandogli la pena più alta rispetto ai suoi complici. Nei giorni scorsi la suprema corte di Cassazione ha confermato la condanna nei suoi confronti, dichiarando inammissibile il suo ricorso e condannandolo anche a 3mila euro di ammenda. Tramite i suoi legali aveva provato a mettere in discussione alcune prove degli inquirenti alla base della sua condanna. In particolare la parte riferita a uno dei complici che a seguito dell’arresto aveva poi voluto rilasciare dichiarazioni spontanee alle forze dell’ordine in sede di interrogatorio. Queste e altre prove avevano consentito di incastrare tutta la banda fino alle condanne in tribunale.

Quelle dichiarazioni, rese alla polizia giudiziaria senza la presenza del difensore, per i legali del 34enne, sarebbero state con evidenza l’esito di un interrogatorio la cui lunghezza (il verbale risulta essere stato chiuso alle 4 del mattino, mentre il dichiarante era stato fermato nel pomeriggio) fa sorgere dubbi in ordine alla loro genuinità e spontaneità, apparendo al contrario sollecitate per alleggerire la posizione dello stesso, che comunque era stato tratto in arresto dopo la chiusura del verbale in questione, alle 4 e 30 del mattino. Ma per gli ermellini le cose stanno diversamente. Si legge infatti in sentenza: “Il ricorrente non ha documentato se lo stesso dichiarante abbia mai in seguito negato la verità del loro contenuto, o abbia affermato di essere stato sollecitato, o peggio costretto, ad ammettere alcunché in ordine a esse; la difesa dell’odierno ricorrente si limita a una generica contestazione di utilizzabilità su una ipotesi di costrizione da parte della p.g., sorretta solamente da congetture incentrate sull’orario di completamento del verbale, e quindi, come la corte territoriale ha precisato, priva di qualsiasi supporto, fondamento o riscontro. La corte dichiara inammissibile il ricorso”. L’uomo nel mese scorso è stato nuovamente arrestato a Napoli. Ricercato da qualche settimana, il 34enne è stato localizzato in una via del capoluogo campano e arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli in esecuzione di un provvedimento del giudice dell’esecuzione di Rimini che ha calcolato in quasi due anni di reclusione la pena residua che deve scontare a seguito di una serie di condanne definitive, tenendo conto del periodo di carcerazione già scontato. Attualmente si trova recluso nel carcere di Poggioreale.

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