Quantcast

Falco Investigazioni mette in vendita le stampe delle opere di Pietro Pacciani

L'agenzia investigativa che ha difeso il contadino di Mercatale dall'accusa di essere il mostro di Firenze decide di alienare il lotto completo composto di dodici stampe realizzate in carcere

La Falco Investigazioni di Lucca mette in vendita le stampe delle opere di Pietro Pacciani. Una figura molto dibattuta quella del contadino di Mercatale, finita alla ribalta delle cronache con l’infamante accusa di essere il serial killer che insanguinava le colline limitrofe al capoluogo fiorentino, denominato dalla stampa degli anni Ottanta, il “mostro di Firenze”.

Anche se, la verità storica si perde tra le vicende processuali e lascia molti dubbi sull’autenticità del responsabile degli 8 duplici delitti commessi con l’utilizzo della solita arma da fuoco, una Beretta calibro 22 e dei soliti proiettili (anche se appartenenti a due lotti distinti, uno a piombo nudo e uno incamiciato), Winchester con la lettera “H” stampata sul fondello e sempre ai danni di coppiette appartate in macchina in zone isolate, indubbiamente la figura di Pietro Pacciani è rimasta famosa per il processo a cui ha preso parte.

Durante la sua vita, il Vampa (com’era conosciuto tra i paesani), ha sicuramente commesso numerosi reati che hanno fatto in modo che le forze dell’ordine concentrassero le indagini intorno alla sua figura. Nel 1952 venne condannato per l’omicidio di Severino Bonini, amante di Miranda Bugli, sua promessa sposa, colti in “camporella” e aggrediti dalla gelosia di un giovane Pacciani. Una dinamica del delitto che potrebbe ricordare i futuri omicidi del Mostro di Firenze e che dall’allora capo della Squadra anti mostro, Ruggero Perugini, scomparso pochi giorni fa, è stato definita come “la scena primaria”, ad indicare l’inizio della serie di omicidi del futuro serial killer. Nella seconda metà degli anni ’80 e dopo l’ultimo delitto del Mostro avvenuto a settembre del 1985, la lente d’ingrandimento degli investigatori della Sam (Squadra Anti Mostro) si concentrano sulla figura di Pietro Pacciani, allora in carcere con l’accusa di aver abusato delle figlie, un’accusa da lui sempre negata. Le forze dell’ordine effettuano numerose perquisizioni nell’abitazione del contadino, ma solo l’ultima fatta a ridosso del processo per l’accusa di essere il mostro di Firenze, fornisce dei risultati. Nell’orto di Pacciani viene trovato un proiettile Winchester, calibro 22, con la lettera “H” stampata sul fondello, per molti è la “prova regina” che lo incastra per i duplici delitti commessi dal serial killer fiorentino e in primo grado viene condannato all’ergastolo. Il processo di appello però, prende una piega inaspettata, in assenza di dibattimento la figura di Pacciani viene ridimensionata, ci si accorge che i numerosi indizi a suo carico non sono altro che illazioni e che al contrario la personalità psicologica del contadino è del tutto opposta rispetto a quella del mostro durante i delitti. Anche la così detta “prova regina” perde di consistenza e si avanzano numerosi dubbi sull’autenticità del reperto, tanto ché, sulla questione, la pietra tombale viene presentata dalla perizia dell’esperto della Procura, Paride Minervini, nel 2019 stabilisce che il proiettile ritrovato nell’orto di Pietro Pacciani non è mai stato incamerato nella pistola del Mostro di Firenze e le striature individuate, sono state artefatte appositamente per minare le indagini.

La storia di Pietro Pacciani si incrocia con quella dell’agenzia investigativa Falco di Lucca e nel 1996 prende in affidamento la sua difesa per dimostrarne l’innocenza. Per molti anni i contatti tra gli investigatori della Falco e Pietro Pacciani si sono susseguiti, in particolare con il direttore Davide Cannella, che gli è stato vicino fino alla morte, avvenuta nel 1998.

Durante gli anni del carcere Pietro inizia a dedicarsi più assiduamente al suo hobby, la pittura e omaggia l’agenzia di alcune stampe originali fatte di suo pugno. Le tematiche trattate da Pacciani in questi suoi disegni, sono varie e la maggior parte scaturiscono dalla sua esperienza di contadino, un tentativo di eludere intellettualmente la sua prigionia. Allo stesso tempo descrivono in qualche modo la sua personalità e ci danno una sua interpretazione delle vicende processuali a cui ha preso parte.

Negli ultimi anni della sua vita, spronato dalla guida spirituale dell’amica suor Elisabetta e dal direttore della Falco Davide Cannella, si decide a rendere disponibili i suoi disegni per un’eventuale esposizione e viene stilato un catalogo originale, abbinando al progetto anche delle stampe di ottima qualità su carta da 200 grammi, a tiratura limitata. L’idea dell’esposizione viene presto abbandonata per le difficoltà nel trovare un ente disponibile ad ospitare la prima personale di una figura al centro delle cronache giudiziarie del tempo. Anche una volta trovato, Pacciani cambia idea, dice di aver ricevuto notevoli pressioni per cancellare la mostra e lascia in mano alla Falco Investigazione la responsabilità della vendita delle copie dei suoi disegni.

Le opere di Pacciani finiscono per essere esposte in alcune occasioni, nel 1998 all’Enoteca Galli di Pontedera, nel 2017 al Caffè Letterario di Lucca, in occasione di una conferenza organizzata dalla Falco e chiamata Caffè criminale, fino ad arrivare al 2019, quando vengono esposte alla galleria veneziana Venice Factory, nella mostra dal titolo One solo show.

“C’è un rapporto tra arte e criminologia ed è quello che ci interessa sviluppare – spiega la curatrice dell’esposizione Federica Palmarin –. A me non interessa sapere se Pacciani ero o non era il mostro di Firenze, di certo c’è il fatto che le opere della collezione Cannella saranno esposte per la prima volta al pubblico di Venezia. I disegni sono giocosi, fantasiosi, caricaturali e poetici, l’impulso è di ricollocarli oggi dove c’è la possibilità di dare risalto a questa pop art rifiutata, un’arte che, per il suo periodo storico, non ha mai avuto la giusta attenzione per via dell’ostacolo morale e della dialettica sociale”.

Durante tutto questo tempo i due investigatori della Falco, figli del direttore, Luca e Matteo Cannella, si sono dedicati ad un processo di recupero delle stampe e hanno provveduto a correggere ed aggiornare il catalogo degli anni ’90. Adesso l’intero catalogo si compone di dodici stampe, realizzate da Pietro Pacciani dal 1994 al 1996.

“Ci sono casi dove l’arte entra nelle vicende processuali – dicono dalla Falco investigazioni di Lucca -. L’espressione artistica va intesa come un oggetto prodotto dall’uomo, come un testo composto da segni a cui vengono attribuiti dei significati. Nel raccontare le vicende legate al cosiddetto processo ai ‘compagni di merende’, i disegni di Pietro Pacciani assumono proprio il valore di testimonianza, di documento storico e culturale. Indipendentemente dalla loro qualità, sono strumenti validissimi per avere un quadro completo dei dati materiali o immateriali di un’epoca che fu”.
“Non c’è da meravigliarsi – proseguono – se si avverte un certo disagio quando si analizza la comunicazione per segni di un rozzo, violento, incestuoso, stupratore ed assassino. Inevitabilmente percepiamo quanto sia stata controversa la sua figura, quanto lo siano i suoi stessi disegni e quanto lo sia stato il processo d’appello che lo vide accusato di essere il Mostro di Firenze”.

I disegni di Pietro Pacciani diventano prova documentale, perché indirettamente raccontano quello che poi si configurò, come uno dei casi di cronaca nera più celebri del ventesimo secolo, in cui si nota il frenetico tentativo, messo in atto, di scovare il mostro e darlo in pasto all’opinione pubblica. Il risultato è un racconto un po’ pasticciato ed intriso di vittimismo dell’autore, ma viene descritta egregiamente la situazione storica che la vicenda aveva suscitato in quegli anni.
L’attenzione verso i disegni di Pacciani è inevitabilmente dirottata verso un interesse che può essere definito feticista. Molte persone risultano affascinate da criminali e assassini, tanto ché esistono numerosi siti che trattano opere o oggetti appartenuti a soggetti “al limite”.

Oggi le stampe di Pietro Pacciani sono disponibili alla vendita, insieme a nuovi inediti documenti d’archivio a corredo e già si sono messi in contatto con l’agenzia numerose persone interessate. Il lotto, a tiratura limitata si compone di 12 stampe litografiche di alta qualità, 200 grammi, realizzate nel 1996 per riprodurre i disegni originali che erano stati eseguiti in carcere dal 1994 al 1996. Chiunque ne sia interessato può trovarle in vendita sul sito della Falco Investigativa al link.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Lucca in Diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.