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Inquinamento e clima, Legambiente conferma l’allarme: rischio di fenomeni sempre più violenti

La Lucchesia e la Versilia tra le zone più a rischio per l’innalzamento delle temperature a ridosso delle coste

Sempre più caldo, temperatura del mare in aumento, siccità e rischi di fenomeni sempre più violenti dopo lunghi periodi di “zero piogge”. La Lucchesia e la Versilia tra le zone più a rischio sia per la scarsità di precipitazioni per molti mesi dell’anno sia per l’innalzamento delle temperature a ridosso delle coste.

L’ennesimo allarme di Legambiente che incrociando vari dati torna a puntare il dito sui cambiamenti climatici e sugli effetti sia sul pianeta sia sulle persone. Il titolo dell’ultimo dossier pubblicato nelle scorse settimane è emblematico Il clima è già cambiato, le città italiane e le reti di fronte ala sfida dell’adattamento climatico. La temperatura media globale per il periodo 2017-2021 (sulla base dei dati acquisiti fino a luglio di quest’anno) è tra le più calde mai registrate, stimata tra 1,06 gradi e 1,26 gradi al di sopra dei livelli preindustriali. Sarà fondamentale studiare con attenzione anche quanto sta avvenendo nei mari. Continua inesorabile infatti l’aumento della temperatura media anche negli oceani globali.

Siccità 2021, Toscana e Sardegna da record. A Lucca il 70% di precipitazioni in meno in estate e in autunno. Poi piogge torrenziali ma il terreno non ce la fa ad assorbire fenomeni sempre più violenti dopo lunghi periodi di “secco”.

In Italia, già oggi, stiamo assistendo ad una situazione estrema, con lunghi periodi di siccità, anche in inverno, e conseguenti gravi danni alle economie locali e impatti rilevanti in settori agricoli e produttivi fondamentali per interi territori. L’ultimo monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dell’eccessivo caldo estivo ci dice che la siccità ha causato danni per oltre un miliardo di euro nelle campagne italiane, colpendo duramente frutteti e oliveti, impoverendo i raccolti di mais, soia, girasole e pomodoro, ma anche favorendo il diffondersi di insetti dannosi per le coltivazioni come la cimice asiatica. Il cambiamento nella tipologia di precipitazioni, con forti e violenti temporali, non permette ai terreni di assorbire l’acqua che cade violentemente e tende ad allontanarsi per scorrimento provocando frane e smottamenti. A questo si aggiunge che per carenze infrastrutturali l’acqua trattenuta è solo l’11%. Da ultimo, nel mese di ottobre, sono state Sardegna e Toscana a registrare condizioni di siccità record mai viste prima in autunno. Sull’isola i livelli pluviometrici sono rimasti estremamente bassi, come nei mesi estivi, mentre i fiumi toscani si sono mantenuti sotto la media mensile prolungando quanto visto durante la terza estate più siccitosa dal 1955. Tra giugno ed agosto nelle province di Massa Carrara, Pistoia, Lucca, Pisa e Livorno il deficit è stato del 70%.

Il mare sempre più caldo, la zona costiera nord della Toscana e la Versilia, tra le aree più a rischio

Il primo indicatore a cui guardare con attenzione è la temperature del mare. Secondo le rilevazioni satellitari dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr, il Mediterraneo lungo le coste italiane risulta essere dai 3 ai 4 gradi più caldo della media storica. Le anomalie più elevate interessano l’Adriatico centro-settentrionale, il Tirreno centro-settentrionale, il Mar Ligure orientale e lo Ionio. Il maggior scostamento rispetto alla media risulta nel tratto di mare che separa la Corsica da Toscana e Lazio.  Le aree urbane costiere rischiano di subire rilevanti danni e di scomparire con l’innalzamento del livello dei mari.

Sono 40 le aree a maggior rischio in Italia, secondo le elaborazioni di Enea: l’area nord adriatica tra Trieste, Venezia e Ravenna; la foce del Pescara, del Sangro e del Tronto in Abruzzo; l’area di Lesina (Foggia) e di Taranto in Puglia; La Spezia in Liguria, numerosi tratti della Versilia, Cecina, Follonica, Piombino, Marina di Campo sull’Isola d’Elba e le aree di Grosseto e di Albinia in Toscana; la piana Pontina, di Fondi e la foce del Tevere nel Lazio; la piana del Volturno e del Sele in Campania; l’area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia) in Sardegna; Metaponto in Basilicata; Granelli (Siracusa), Noto (Siracusa), Pantano Logarini (Ragusa) e le aree di Trapani e Marsala in Sicilia; Gioia Tauro (Reggio Calabria) e Santa Eufemia (Catanzaro) in Calabria.

Dal 2010 nella costa nord della Toscana e in Versilia si sono registrati 17 eventi, di cui 9 casi di trombe d’aria sulla costa, con 2 morti, e 6 casi di allagamenti da piogge intense, con 9 morti, tra le 14 aree italiane più a rischio.

Conclusioni

Mentre i grandi della Terra continuano a discutere le temperature continuano a salire in certi periodi dell’anno con assenza di pioggia per mesi e con fenomeni violenti a seguire sul finire dell’autunno e in inverno. I cambiamenti climatici e l’inquinamento sono inesorabilmente legati ufficialmente e i ritardi sono sempre eccessivi nelle misure da adottare e ci sono zone come la Toscana più a rischio di altre. Si vedrà. Il dibattito resta infatti aperto.

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