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Precaria per 10 anni, poi entra di ruolo: insegnante risarcita dal Miur

Prima sentenza di condanna del ministero a Lucca: riconosciuta l'intera anzianità di servizio alla docente

Ricostruzione carriera docenti passati di ruolo dopo anni di supplenze, prime sentenze di condanna per il ministero anche dal tribunale di Lucca. Fino al 2020 di fatto i docenti di ruolo che avevano alle spalle anni e anni di supplenze varie non potevano far molto per la ricostruzione della loro carriera ma dopo le sentenze della Cassazione di fine 2019 hanno sbloccato le vertenze che in Italia l’Anief calcola riguardino circa 400mila persone.

In Toscana a seguito dei ricorso presentati, dunque, lo scorso anno sono arrivate le sentenze e dopo i tribunali di Pistoia e Livorno ora anche il tribunale di Lucca ha emesso la prima sentenza di condanna nei confronti del Miur. Una insegnante lucchese, di ruolo dal 2011, in un noto istituto scolastico di Viareggio, ma con 10 anni di supplenze precedenti, ha vinto la causa contro il ministero che come si legge nella sentenza pubblicata il primo dicembre scorso, a firma del giudice Antonella De Luca: “Accerta e dichiara il diritto della ricorrente all’immediato riconoscimento, ai fini giuridici ed economici, di tutta l’anzianità di servizio maturata con i contratti a tempo determinato, come se il rapporto fosse stato costituito sin dall’inizio a tempo indeterminato, e quindi con la medesima progressione professionale riconosciuta dal ccnl comparto scuola applicabile ai dipendenti di pari qualifica assunti a tempo indeterminato; condanna il ministero resistente, in sede di ricostruzione della carriera a collocare la ricorrente nella fascia stipendiale corrispondente a tutta l’anzianità di servizio maturata; condanna il ministero resistente a pagare alla ricorrente le differenze tra le somme che le sarebbero spettate ove fosse stata fatta una ricostruzione della carriera comprensiva di tutto il servizio effettivamente prestato prima dell’immissione in ruolo e quelle invece corrispostole, dal 30 giugno 2015 fino all’attualità; condanna il ministero al versamento in favore di Inps delle conseguenti differenze contributive”.

Il giudice lucchese, in pratica, ha stabilito che prima bisogna ricostruire la carriera della donna dal 2001 ad oggi, poi successivamente visto che l’insegnante nel 2011 è passata di ruolo, dopo 10 anni di supplenze, bisogna calcolare le differenze retributive dal 2015 al 2020 (prima c’è prescrizione) e pagare alla donna i soldi che le spettano al nuovo inquadramento calcolato sulla base dei 20 anni totali di servizio come se fosse stata assunta a tempo indeterminato sin dall’inizio e adeguare i contributi Inps che andranno poi ad incidere su tfr e pensione futura. All’insegnante arriveranno nei prossimi giorni quindi oltre 30mila euro e soprattutto la sua carriera sarà interamente ricostruita dal primo giorno di lavoro precario ad oggi come se non fosse mai stata precaria. Questo perché la Cassazione ha stabilito che al contrario si sarebbe verificata una evidente disparità di trattamento con chi non era precario ma che in fondo aveva svolto le medesime mansioni. Un principio di giurisprudenza che man mano viene adottato dai vari tribunali italiani che “stanno facendo giustizia” all’esercito degli ex precari della scuola pubblica. Ancora una volta la Cassazione sopperisce a un vulnus normativo.

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