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Raid incendiario contro un distributore e la sede di Casapound, condanna definitiva per il 64enne

La Cassazione ha confermato la condanna della Corte d'Appello

Definitiva la condanna per Mauro Rossetti Busa, 64 anni, a sette anni, nove mesi e dieci giorni  di reclusione ed euro 24.000 di multa. Così ha stabilito la suprema corte di Cassazione nella sentenza pubblicata ieri (12 gennaio) sul ricorso presentato dall’uomo contro la condanna della corte d’assise di Appello di Firenze che il 20 gennaio del 2021 aveva ridotto la pena del tribunale di Lucca. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile dagli ermellini che lo hanno condannato anche a 3mila euro di sanzione.

Busa è stato giudicato e condannato in via definitiva per porto illegale di armi, perché, al fine di commettere il reato aveva portato portato in luogo pubblico una bottiglia incendiaria, equiparabile alle armi da guerra; tentato danneggiamento, perché aveva compiuto atti idonei e diretti in modo non equivoco a cagionare un incendio, appiccando il fuoco con un accendino alla benzina, in precedenza gettata a terra, accanto a una colonnina erogatrice di carburante presso il distributore Eni di Sant’Anna, evento non verificatosi per cause indipendenti dalla sua volontà;  danneggiamento, scagliando la bottiglia incendiaria, nei pressi della sede di Lucca del movimento Casa Pound, aveva compiuto atti idonei e diretti a cagionare un incendio e a danneggiare l’immobile.

L’uomo aveva chiesto le attenuanti generiche. Ma per i giudici di Piazza Cavour: “al fine di ritenere o escludere le circostanze attenuanti generiche, infatti, il giudice può limitarsi a prendere in esame, tra gli elementi indicati dall’articolo 133 del codice penale, quello che ritiene prevalente ed atto a determinare o meno il riconoscimento del beneficio, sicché anche un solo elemento attinente alla personalità del colpevole o all’entità del reato ed alle modalità di esecuzione di esso può risultare all’uopo sufficiente”.

Mauro Rossetti Busa, infatti, aveva collezionato denunce e arresti in serie tra le province di Lucca e Firenze. Proprio a Firenze, nel marzo del 2004, fece scalpore il suo violento attacco a un pubblico ministero durante l’udienza di un processo: “Ti mando un pacco-bomba, la prossima sarà per te e per questi sbirri”, disse alludendo all’invio, il giorno precedente, di una busta esplosiva al sindaco di Firenze. Nel 2007 fu poi condannato a cinque anni per incendio doloso e per la detenzione e fabbricazione di esplosivi. Dopo essersi fatto notare per altre scorribande, compresa una rapina nel dicembre del 2017 che gli era costata i domiciliari, intorno alle 21 dell’1 di febbraio del 2018 ha dato l’assalto a due obiettivi considerati simbolici: un distributore Eni, la multinazionale è da tempo nel mirino degli anarchici per le attività all’estero, e un palazzo nelle vicinanze della sede di Casapound. Il caso giudiziario è chiuso.

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