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L’orrore della guerra negli occhi delle donne ucraine, il prefetto organizza il tavolo per l’accoglienza foto

Sul nostro territorio per adesso, sono presenti 212 cittadini ucraini censiti, di questi 31 sono già stati inseriti nei Cas e 33 sono in attesa di essere sistemati, gli altri hanno trovato alloggio spontaneamente

Il primo effetto della guerra scoppiata tra Ucraina e Russia è l’arrivo sul nostro territorio di profughi in fuga dalle bombe che stanno devastando le città. Già a pochi giorni di distanza dall’inizio del conflitto l’Italia si appresta ad accogliere un numero di cittadini ucraini che si aggira sulle 800mila unità. Per adesso la situazione appare sotto controllo, anche il flusso è considerato in costante aumento. Per prima cosa le istituzioni stanno cercando di censire il numero di persone per poter prendere in carico le varie esigenze. Molti di loro si presentano spontaneamente nei centri di accoglienza, altri invece riescono a trovare delle sistemazioni di fortuna da parenti o amici che vivono in Italia. 

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A Lucca stamani (11 marzo), la prefettura ha organizzato un tavolo al quale erano presenti il prefetto Francesco Esposito, l’assessora con delega la sociale del Comune di Lucca, Valeria Giglioli, la questora Alessandra Faranda Cordella, il dottor Luigi Rossi direttore di zona dell’Asl Toscana nord ovest, la dottoressa Donatella Buonriposi, dell’ufficio scolastico territoriale, padre Volodymyr Lyupak, della comunità ucraina e tutti i rappresentanti delle associazioni del terzo settore che si occupano di accoglienza.

“Questo non è il primo incontro che facciamo al tavolo dell’accoglienza ma il secondo, il primo è stato fatto con i sindaci di tutto il territorio e un terzo è già previsto lunedì – dice il prefetto Francesco Esposito -. Oggi abbiamo qui tutti i rappresentanti che si occupano di accogliere queste persone che fuggono dal conflitto in Ucraina. Questo fenomeno dei profughi di guerra, è un fenomeno non programmato con arrivi spontanei sul nostro territorio nazionale, soprattutto da parte di una popolazione composta da donne e bambini”.

Alcune persone provenienti dall’Ucraina, riescono a trovare accoglienza da parenti e connazionali che si mettono a disposizione privatamente per assisterli. Altre persone invece hanno bisogno di alloggi e un tetto sopra la testa.

“Per l’accoglienza di queste persone – prosegue il prefetto – sul territorio sono presenti anche i Cas e i Sai, inoltre la Regione metterà a disposizione una rete sussidiaria, nel caso non ci fosse disponibilità di posti nelle altre strutture”.

Sia per chi raggiunge l’Italia spontaneamente, trovando una sistemazione autonoma ,sia per chi invece un alloggio non ce l’ha, in entrambi i casi occorre rivolgersi alle istituzioni per attivare i servizi sanitari e tutti quelli relativi all’accoglienza.

“Nel nostro paese per legge, fino al 31 marzo, vige una situazione di emergenza sanitaria – precisa il prefetto -. Di conseguenza entro 48 ore dall’arrivo sul nostro territorio, occorre effettuare un tampone molecolare per il Covid 19 per attestare la negatività dal contagio. Successivamente la persona dovrà effettuare quella che viene chiamata sorveglianza attiva, con isolamento e obbligo di indossare mascherina Ffp2. Chi risulta negativo potrà accedere ai posti dei Cas in attesa della certificazione verde. In caso di positività occorre invece il profugo sarà preso in carico dall’autorità sanitaria locale per l’isolamento anche in alberghi sanitari”.

L’Asl, in questo senso, ha attivato dei punti per l’effettuazione del tampone alla Cittadella della Salute di Campo di Marte, al  Centro socio sanitario di Gallicano e alla Casa della salute Tabarracci a Viareggio.

I Comuni fungeranno da front office per registreare la presenza delle persone ucraine sul nostro territorio e avvisare la prefettura, la questura e l’Asl per l’assistenza sanitaria.

“Questo iter è per realizzare un flusso ordinato e organizzato. I cittadini ucraini con il passaporto possono rimanere sul nostro territorio per 90 giorni. Se il passaporto è biometrico c’è l’esenzione dal visto di ingresso e si può permanere sul territorio nazionale fino a un massimo di 90 giorni. Se la persona proviene da un paese di area Schengen, come per esempio la Slovenia, le autorità di quel paese avranno già apposto il timbro di ingresso sul passaporto. Se il passaporto non è stato timbrato occorrerà recarsi in questura per sottoscrivere la dichiarazione di presenza. Se si decide di rimanere in Italia oltre i 90 giorni occorre presentarsi all’ufficio immigrazione in Questura, dove saranno date tutte le informazioni necessarie per la permanenza regolare sul territorio. Per chi ospita in casa propria alcune di queste persone o vorrebbe farlo – aggiunge li prefetto – deve effettuare una dichiarazione di ospitalità all’autorità locale di pubblica sicurezza, commissariato o sindaco”.

Sul territorio della provincia di Lucca per adesso sono presenti 212 cittadini ucraini censiti, di questi 31 sono già stati inseriti nei Cas e 33 sono in attesa di essere sistemati, gli altri hanno trovato alloggio spontaneamente.

“Per adesso non abbiamo registrato arrivi massicci, ma progressivi, il nostro lavoro adesso è quello di ampliare il più possibile la rete di accoglienza e di valutare i posti d’alloggio. Faccio appello alla cittadinanza affinché vengano messi a disposizione alloggi e strutture a disposizione dei Cas. Verranno inoltre realizzati dei punti di accoglienza dalla protezione civile regionale: in Toscana dovrebbero essere tre. Infine – conclude il prefetto – dopo la registrazione in questura e le verifiche sanitarie effettuate dall’Asl nel caso fossero presenti bambini o ragazzi in età scolare, si potrà precedere all’inserimento rivolgendosi all’ufficio scolastico territoriale e /o ai Comuni”.

“Questo di oggi è un appello importante – dichiara la questora di Lucca Alessandra Faranda Cordella -. Le persone che provengono dall’Ucraina e che volessero soggiornare di più sul nostro territorio, ne hanno la possibilità fin da subito, grazie ad una legge dell’Unione Europea del 2001, prevista per l’arrivo di profughi dall’Afghanistan e mai sfruttata. La normativa è stata attivata con delibera il 4 di marzo e prevede il permesso di soggiorno per protezione temporanea della durata di un anno con la possibilità di lavorare nel nostro paese. Per adesso il numero degli arrivi non è preoccupante, ma presto ci aspettiamo un incrementi con numeri maggiori, nel mentre stiamo testando la nostra organizzazione. Importante, ricordare – specifica la questora – che chi ospita, presenti la dichiarazione entro 48 dall’arrivo dei profughi”.

“Il Comune ha messo a disposizione le sue strutture per l’accoglienza – dice l’assessora Valeria Giglioli – Abbiamo a disposizione due indirizzi attivi dalla protezione civile e uno per la raccolta dei beni gestito da Croce Verde, associazione Auser e associazione R. Kennedy. Chiunque può offrire beni o mettere a disposizione immobili per l’accoglienza, gli immobili saranno a quel punto sottoposti a verifica di idoneità. Il Comune di Lucca è sempre disponibile all’accoglienza nello spirito che ha sempre contraddistinto la nostra amministrazione”.

Dopo la conferenza nella Sala del bosco della prefettura, una delegazione di donne ucraine con i propri bambini, ha incontrato i giornalisti per presentarsi, ringraziare le istituzioni che le hanno accolti e anche raccontare il triste viaggio che le ha portate fino a Lucca. Nella delegazione sono presenti anche donne ucraine che abitavano già sul nostro territorio e che si sono offerte di aiutare i propri connazionali nella fuga e nell’accoglienza.

Tra di loro c’è una donna con i sui bambini che proviene da Kharkiv, ed è scappata dalle bombe russe che cadono in città. A tradurre la sua storia per noi è padre Volodymyr Lyupak, della comunità ucraina: “Io abito vicino Kjarkiv, siamo partiti in treno e non c’era spazio, era affollato e in un posto c’erano cinque persone e una bambina – racconta -. Siamo arrivati a Leopoli, a 60 chilometri dal confine con la Polonia, dopo 30 ore di viaggio. Alla frontiera abbiamo trovato la Croce Rossa Italiana ad accoglierci, dopo sette ore ci hanno accompagnati fino a qua. Mio marito è rimasto in perché gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono passare la frontiera in tempo di guerra. Qui con me ci sono, mia suocera, sua sorella e i suoi bambini, siamo in dieci persone. Anche i miei genitori sono rimasti in Ucraina, ma la situazione era terribile, mezza città non esiste già più, i russi sparano bombe a grappolo e mettono a rischio anche ospedali e strutture civile. Ogni giorno quando mi alzo penso a mio marito, se riuscirà a scrivermi qualcosa o no”.

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