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Si intasca i soldi della vendita giudiziaria di due immobili: avvocato condannato

Sentenza definitiva della Cassazione: sull'interdizione perpetua dell'ex presidente dell'ordine dovrà decidere un nuovo processo

Noto avvocato delegato dal tribunale di Lucca alla vendita di immobili durante la fase di esecuzione si sarebbe intascato, per l’accusa, circa 200mila euro dagli aggiudicatari, nel 2014 e nel 2017, e non li avrebbe restituiti: con queste ipotesi è stato condannato in via definitiva a 2 anni e 6 mesi di reclusione per peculato. Così ha stabilito la suprema corte di Cassazione sul caso riguardante avvenimenti di alcuni anni fa e per i quali lo scorso anno si era pronunciata la corte d’Appello di Firenze che aveva ridotto la condanna di 3 anni e 4 mesi di primo grado. Nel 2020 il gup del Tribunale di Lucca aveva condannato a  una pena più alta per peculato il professionista lucchese stabilendo inoltre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Per l’avvocato era scattata anche la sospensione per 12 mesi da parte del consiglio dell’ordine. Si tratta del 73enne, ex presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati di Lucca, Alessandro Garibotti, professionista stimato e competente in città. Solo su questo punto specifico, ovvero l’interdizione perpetua, gli ermellini hanno accolto il ricorso del legale rinviando ad altra sezione d’Appello per un nuovo giudizio che dovrà stabilire l’interdizione temporanea in luogo di quella perpetua e fissare il tempo massimo che non può quindi essere per sempre.

Spiega in sentenza infatti la Cassazione: “Essendo stata rideterminata la pena base per il più grave delitto di peculato commesso nel 2014 e concessa l’attenuante di cui all’articolo 62, in 2 anni e 8 mesi di reclusione, inferiore dunque a tre anni, la condanna a 2 anni e 6 mesi inflitta in Appello importa l’interdizione temporanea, e non perpetua, dai pubblici uffici. La sentenza impugnata va pertanto annullata con rinvio, limitatamente alla determinazione della durata della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, ad altra sezione della corte di Appello di Firenze”. Per i giudici l’uomo era stato ritenuto responsabile del reato di peculato per essersi appropriato della somma di denaro di 192.328,24 euro versata sul conto corrente a lui intestato dall’aggiudicataria, un istituto di credito cittadino, per il pagamento delle imposte dovute nell’esecuzione immobiliare del 2014, e della somma di euro 18.960, pure versata sul suo conto corrente dagli aggiudicatari per il pagamento delle imposte dovute nell’esecuzione immobiliare nel 2017, nelle quali egli era avvocato delegato alle operazioni di vendita dal tribunale di Lucca”. La vendita di beni immobili può essere effettuata personalmente dal giudice dell’esecuzione nei locali del tribunale, ma può anche essere da lui delegata a un professionista (notaio, avvocato, commercialista), iscritto nell’apposito elenco formato dal presidente del Tribunale, che la effettua in un luogo indicato dal giudice dell’esecuzione (in genere lo studio del professionista).

I fatti

In qualità di delegato del tribunale alle operazioni di vendita durante un procedimento di esecuzione immobiliare si sarebbe,  stando ai resoconti giudiziari,  impossessato di 190mila euro. Tale cifra su sua richiesta, sempre secondo i giudici, sarebbe stata bonificata sul suo conto corrente personale e non in quello indicato della procedura e non sarebbe stata mai trasferita nemmeno in periodi successivi. L’imputato avrebbe quindi provocato danno  all’aggiudicatario, in questo caso una società immobiliare di Lucca. Questo avveniva nel 2014. Identico modus operandi, contestato dai giudici, nel 2017, per un’altra esecuzione immobiliare, stavolta in Valle del Serchio, di cui era sempre delegato per conto del tribunale di Lucca. Stavolta la cifra del presunto reato ammontava a circa 20mila euro. La banca, la società immobiliare e un privato, residente in Garfagnana, si erano costituiti quali parti offese nel procedimento penale a suo carico. I giudici gli hanno contestato anche l’aggravante di aver agito in qualità di pubblico ufficiale. E nel gennaio del 2020 il consiglio distrettuale di disciplina della corte d’Appello di Firenze aveva poi deciso di sospendere dall’esercizio della professione l’ex presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati di Lucca per 12 mesi a seguito della condanna di primo grado. Lo scorso anno era stato poi condannato in secondo grado e ora in via definitiva dai giudici di Piazza Cavour. Resta da sciogliere solo il nodo della interdizione dai pubblici uffici ad opera della corte d’Appello fiorentina.

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