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Uccise la moglie a coltellate: condannato all’ergastolo video

Per la Corte d'Assise di Lucca il muratore 54enne Luigi Fontana al momento dell'accoltellamento era capace di intendere e volere

È stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario dalla corte d’assise di Lucca, presieduta dal giudice Nidia Genovese, il muratore di 54 anni Luigi Fontana.

foto copertina omicidio via enrico Fermi Altopascio

L’uomo, difeso dagli avvocati Graziano Maffei ed Enrico Carboni, poco meno di un anno fa, esattamente il 28 maggio dello scorso anno, aveva ucciso ad Altopascio la moglie Maria Carmela, colpita più volte al fianco e all’addome con un coltello da cucina

Una sentenza, quella di ieri (25 maggio) al tribunale lucchese, arrivata dopo un lungo processo.

I legali avevano incaricato un consulente psichiatrico per provare che il loro assistito, al momento dell’omicidio, fosse incapace di intendere e volere, ma la corte, nei giorni scorsi, si era pronunciata non ritenendo di dover disporre una perizia, come richiesto anche dal pm Alberto Dello Iacono.

Nel giorno del fatto di sangue il corpo della donna, 50 anni, fu ritrovato sul pavimento in una pozza di sangue. Una scena drammatica, sfuggita agli occhi delle due nipotine di appena un anno e mezzo, per un soffio. Le piccole, mentre il nonno pugnalava a morte la moglie, erano infatti a giocare nel cortile della casa ad Altopascio.

Uccide la moglie a coltellate in casa mentre le nipotine giocano in giardino: arrestato

“Di quel giorno di quasi un anno fa – scrive il sindaco di Altopascio, Sara D’Ambrosio – ricordo tutto.  Le telefonate, le lacrime, lo sgomento. E poi la notizia: Carmela Fontana, uccisa a coltellate, vittima di femminicidio per mano del marito. Oggi è arrivata la sentenza della Corte d’Assise: ergastolo per l’omicida, Luigi Fontana. Potrebbero essere molti i commenti a seguito della sentenza. Ma il miglior commento è il silenzio. Un silenzio di rispetto per chi è rimasto, per chi sta ancora soffrendo delle conseguenze di questo gesto che ha interrotto la vita di Carmela e ha segnato per sempre quelle di figli, nipoti e dei familiari tutti”.

“A loro, ancora una volta – scrive D’Ambrosio -, non solo va la nostra solidarietà e la nostra vicinanza, ma soprattutto la presenza. Nel nostro piccolo, per quanto è nelle competenze dell’amministrazione comunale, ogni nostra azione va e andrà sempre nella direzione di voler evitare che si arrivi a questi gesti, con prevenzione, informazione, sensibilizzazione, supporto.  Lo Stato deve garantire supporto e protezione, presenza e certezza. Ancora di più”.

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