Chiede di cambiare sesso, i giudici del tribunale dicono sì: è tra i primi casi a Lucca

Una donna che ha iniziato il percorso di transizione nel periodo della pandemia adesso potrà sottoporsi all'intervento

Una decisione difficile, che cambia per sempre la vita. Ma che è, per l’appunto, una scelta imprescindibile per molte persone. Un percorso che non è mai semplice, iniziato nel corso della pandemia, con una convinzione che l’ha portata alla fine a vincere la sua battaglia. Da due anni, infatti, una donna di Lucca aveva intrapreso un percorso per cambiare sesso e ora dopo aver preso la decisione definitiva ha chiesto e ottenuto dal tribunale Galli Tassi il consenso all’interventi chirurgico.

La donna che sta per diventare uomo ha sottolineato nel ricorso ai giudici lucchesi che presentava una disforia di genere in conseguenza della quale, a partire dall’anno 2020 aveva intrapreso un percorso di riassegnazione di sesso, da femminile a maschile, rivolgendosi a un’associazione specializzata, per ottenere una valutazione della propria identità di genere e iniziare un terapia ormonale, cui avrebbe dovuto seguire l’intervento chirurgico, al fine di elidere la distonia esistente.

Tutte le perizie psicologiche effettuate avevano concluso ch era fondata la richiesta di procedere nella riassegnazione chirurgica del proprio sesso da femminile a maschile; tanto premesso, ha quindi senza ulteriori indugi chiesto al tribunale cittadino di essere autorizzato all’intervento chirurgico di adeguamento dei caratteri sessuali, da femminili a maschili, nonché di disporre la contestuale rettificazione anagrafica con attribuzione del sesso maschile, e con cambio del nome.

Nella relazione psicologica agli atti è emerso che “in base a quanto riferito da e da quanto osservato nel corso del processo di valutazione è risultata un’incongruenza marcata, persistente, stabile e al momento irreversibile tra il genere femminile assegnato alla nascita e il genere maschile percepito, vissuto ed espresso nei comportamenti, abbigliamento, modalità relazionali. Sulla base della valutazione psicologica e di personalità effettuata nel corso dei colloqui effettuati, alla luce delle terapie ormonali in corso, il ricorso ad interventi chirurgici di riassegnazione del genere e il cambiamento dell’identità anagrafica cui la persona intende sottoporsi sono da considerare, allo stato attuale, urgenti e indispensabili alla risoluzione della componente disforica di genere e, dunque, in grado di produrre un sostanziale e perdurante miglioramento del grado benessere psicologico”.

Lei stessa ha detto ai giudici: “da sempre ho avuto la consapevolezza di dover procedere al cambiamento di sesso, per il mio benessere e in coerenza alla mia realtà psicologica, emotiva ed esistenziale; da sempre ho vissuto e mi sento come appartenente al sesso maschile”. Inevitabile a quel punto per i giudici emettere parere favorevole e consentirgli di cambiare sesso, da femminile a maschile.

Scrivono i giudici in sentenza: “Ricorrono i presupposti per l’accoglimento della domanda, sul presupposto della condizione di disforia di genere, la cui gravità è tale da rendere adeguati e giustificati la rettificazione anagrafica e l’intervento di adeguamento chirurgico. Va inoltre autorizzato il trattamento medico-chirurgico di adeguamento dei caratteri sessuali da femminili a maschili.  Va pertanto autorizzata la rettificazione del sesso anagrafico e del nome”.

A Lucca si tratta di uno dei primi 4 casi che arriva all’attenzione dei giudici del tribunale.

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