Gamba amputata dopo l’incidente sul lavoro: poteva essere salvata. Condannata la Asl Toscana Nord Ovest

David Bonaventuri, oggi 35enne, ha vinto anche la causa civile: ha diritto a risarcimento danni e spese legali

Dopo le sentenze penali, e dopo gli interventi dell’Inail ora per l’ex boscaiolo lucchese che ha perso una gamba durante il taglio di un pino marittimo nel 2012, quando aveva solo 25 anni, è arrivata anche la sentenza civile che ha condannato il nosocomio che lo curato.

Purtroppo i sospetti dell’uomo e dei suoi legali hanno trovato piena conferma nelle motivazioni della sentenza del giudice Laura Pastacaldi del tribunale di Pisa, competente per territorio: la gamba poteva essere salvata al 90%. Una sentenza impietosa che ristabilisce verità e giustizia oltre al risarcimento nei confronti della vittima.

Lui è David Bonaventuri, oggi 35enne, residente a Montefegatesi, fotografo professionista e sportivo, si è rifatto una vita dopo quel tragico giorno del 2012 quando stava segando una grossa pianta mentre su un poggio soprastante c’era un pino che era stato segato ma che non era stato messo in sicurezza. All’improvviso venne giù dal poggio e gli cadde sulle gambe. La corsa in ospedale e poi gli interventi chirurgici a Pisa che però secondo i giudici non sono stati eseguiti come da protocollo.

Scrive infatti il giudice in sentenza che condanna l’Asl Toscana nord ovest al risarcimento dei danni più spese legali: “Il trauma è occorso in un bosco del Monte Serra lontano da un centro di terzo livello, con conseguente dispendio temporale legato al trasporto del paziente, il collegio ha affermato che secondo il principio civilistico del più probabile che non, ove non fossero stati compiuti i gravi errori commessi invece da entrambe le strutture sanitarie, l’arto avrebbe potuto essere salvato (secondo la valutazione del collegio, le possibilità di salvare l’arto erano di circa il 90% tenuto conto del luogo ove è avvenuto il sinistro). È quindi dimostrato il diretto nesso causale fra l’amputazione e la condotta negligente, imprudente e imperita dei sanitari coinvolti di entrambe le strutture sanitarie”.

Una sentenza lapidaria che apre al risarcimento ma certifica anche la possibilità che avevano i sanitari all’epoca di salvargli la gamba. Da quel tragico evento ne era venuto fuori anche un processo penale a cura del pm Aldo Ingangi nei confronti della cooperativa per cui lavorava David nel 2012 con le condanne dei responsabili e relativi risarcimenti. Poi era intervenuta l’Inail con indennizzi  e rendite visto che l’incidente era avvenuto sul luogo di lavoro e mancava solo la sentenza sulla responsabilità medica. “Non vi sono quindi motivi per discostarsi dalle conclusioni del collegio peritale, nonostante le contestazioni delle due strutture sanitarie convenute”. Una brutta storia legata per l’ennesima volta alla sicurezza dei luoghi di lavoro che per le conseguenze patite, fisiche e psicologiche, per lui e per i suoi cari, nessun risarcimento potrà mai sanare veramente.

David è anche testimonial Anmil Lucca dimensione infortuni sul lavoro oltre all’attività di fotografo e agli impegni sportivi, e speso va nelle scuole a parlare di sicurezza e infortuni sul lavoro proprio per sensibilizzare i giovani e tenere sempre alta l’attenzione sul tema. Anni fa dichiarò che gli era andata bene pensando ai tanti che purtroppo perdono la vita mentre lavorano per cercare di viverla.

Chapeau.

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