Acqua, in provincia di Lucca tariffe cresciute del 7,4%

Alla siccità si somma il problema della dispersione della risorsa idrica che da noi sfiora il 30%

Cambiamenti climatici e siccità, ormai, finalmente, l’argomento è al centro del dibattito politico italiano, europeo e internazionale. Tra i tanti nodi da sciogliere e le numerose problematiche da affrontare c’è anche l’aspetto relativo alla dispersione che in Italia è molto al di sopra della media degli altri Paesi europei. E poi ci sono i costi che aumentano di anno in anno. La Toscana è la regione più cara d’Italia. L’osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva ha di recente pubblicato i dati del report 2022 con i dati relativi allo scorso anno e il quadro che emerge su tariffe e dispersione in regione non è rassicurante. Più in generale le regioni centrali si contraddistinguono in media per le tariffe idriche più elevate (630 euro, +2,4% rispetto al 2020). La regione in cui si rileva la spesa più bassa è il Molise (183 euro), quella con la spesa più elevata è la Toscana (729 euro, +2,7%.). Le tariffe sono indicate rispetto ad una famiglia tipo di tre componenti ed un consumo annuo di 192 metri cubi. La crisi economica imposta dalla pandemia e che rischia di aggravarsi con la guerra in Ucraina, dovrebbe imporre con ulteriore forza la necessità di preservare risorse preziose. L’acqua non va sprecata, tramite un uso poco accorto e non responsabile, e non può essere dispersa, a causa di infrastrutture vetuste. Il tasso di dispersione idrica continua ad essere molto elevato soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. In riferimento ai soli capoluoghi di provincia italiani, emerge che a livello nazionale nel 2021 è andato disperso il 36% dell’acqua immessa nelle tubature, con evidenti differenze fra le singole regioni: in testa per livelli di dispersione la Basilicata con il 54,8%, segue l’Umbria con il 52,9%, l’Abruzzo e la Campania con il 52,5%; la più virtuosa la Lombardia con il 22 per cento.

I dati di Lucca

A Lucca la dispersione si attesta intorno al 29,7%, e l’aumento delle tariffe invece è cresciuto del 7,4%. Nel 2021 per 192 metri cubi si è speso 503 euro, mentre per 150 metri cubi 368 euro, e in entrambi i casi presi in esame l’aumento rispetto al 2020 è stato del 7,4%. Si pensi che Lucca risulta la provincia meno cara della Toscana ma rimane sempre al di sopra della media nazionale che è circa 337 euro per l’ipotesi di 150 metri cubi, e di 460 euro per190 metri cubi, all’anno.

Il report

La Toscana, quindi, secondo i dati di Cittadinanzattiva risulta tra tutte la regione più costosa.  Tra i dieci capoluoghi di provincia italiani in cui si spende in assoluto di più per il servizio idrico, ben otto sono capoluoghi toscani. Per il livello di dispersione idrica non siamo nè più spreconi nè più virtuosi dei nostri connazionali: la Toscana si attesta infatti esattamente in linea con la media nazionale del 36,4%; ma su questo fattore si riscontrano differenze rilevanti fra le province. Perché in Toscana l’acqua costa tanto? Una possibile spiegazione è quella di Confservizi Cispel Toscana. Secondo Cispel, i cittadini toscani pagano, con la bolletta dell’acqua, anche un serie di investimenti messi in campo dalle sette aziende toscane di gestione del servizio idrico integrato (Acque, Acquedotto del Fiora, Asa, Gaia, Geal, Nuove Acque, Publiacqua). Investimenti realizzati in tutti i settori per rendere l’acqua sempre più buona e sicura: nel 2018 i gestori hanno investito 230 milioni di euro, dei quali un terzo per la depurazione e l’adeguamento del sistema acquedottistico e delle fogne, ma non solo: le “case dell’acqua” in Toscana sono ormai circa 270, senza contare le migliaia di fontanelle pubbliche sul territorio. La diffusione sempre più capillare delle “case dell’acqua”, ovvero quelle fontanelle che erogano gratuitamente acqua di alta qualità – ossia dal sapore più gradevole e meno “dura” rispetto a quella del rubinetto, che è comunque potabile – sta dando incoraggianti risultati in Toscana, sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello economico. Insomma, i cittadini toscani pagano forse di più l’acqua pubblica, ma risparmiano poi non comprandola al supermercato e diminuendo la plastica in circolazione. Ma gli interventi da fare per la dispersione, per accumulare acqua e per abbattere i costi in attesa di interventi mondiali contro la siccità e i cambiamenti climatici, restano molteplici. Un approccio multitasking insomma che comunque richieder anni.

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