Nuova condanna definitiva per Marco Affatigato. Per la Cassazione era nel mirino di sicari di estrema destra
Gli ermellini nella sentenza di condanna di Stefano Manni: “A lui si attribuiva la responsabilità per l’arresto di centinaia di persone come informatore”
Ennesima condanna definitiva per il 66enne lucchese Marco Affatigato che, secondo la Cassazione. ha rischiato anche di essere ucciso.
L’ex leader lucchese di Ordine Nuovo è stato riconosciuto colpevole dalla suprema corte di Cassazione di ricettazione. L’uomo aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello di Firenze che aveva a sua volta confermato la sentenza del tribunale di Lucca emessa il 4 novembre del 2013 e che lo aveva condannato in relazione al reato di ricettazione di 7 assegni (Visa Traveller Cheques) di 200 dollari ciascuno di illecita provenienza dal reato di falso per contraffazione.
Scrivono gli ermellini in sentenza: “Nel caso in esame, la condotta di falsificazione degli assegni era stata commessa prima della depenalizzazione del reato relativo alla contraffazione di assegni non trasferibili, intervenuta con il decreto legge 7 del 15 gennaio del 2016. Peraltro, l’assimilazione che il ricorrente pone tra il travel cheque e l’assegno non trasferibile, non è condivisibile, dal momento che i primi titoli – oggi in disuso ma non aboliti dal sistema bancario, così permanendo l’interesse del ricorrente alla loro ricettazione sotto il profilo dell’ingiusto profitto della cui sussistenza erroneamente si dubita in ricorso – potevano essere consegnati non solo in banca per l’incasso ma anche a soggetti convenzionati con la banca o società emittente, come hotel o uffici di cambio, sicché era prevista la possibilità di una ulteriore circolazione del titolo nel mercato prima che fosse portato in banca. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende”.
Affatigato, attualmente libero per aver scontato le sue condanne, era stato arrestato in Francia nel 2016 dalla polizia di Lucca ed era stato successivamente estradato in Italia per scontare una condanna cumulativa e definitiva a 8 anni e 8 mesi per bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita e altri reati.
Nei giorni scorsi sempre la Cassazione aveva comunque respinto il ricorso che aveva presentato contro la sua estradizione in Italia all’epoca dell’arresto del 2016. E in una terza sentenza della Cassazione dei mesi scorsi era stato condannato in via definitiva Stefano Manni per associazione con finalità di terrorismo (270 bis codice penale) e nelle motivazioni i giudici di piazza Cavour avevano sottolineato come il gruppo creato da Manni e altri avesse tra i suoi progetti anche quello di uccidere Affatigato. Per gli ermellini infatti “il gruppo programmava l’omicidio di Marco Affatigato, ritenuto appartenente all’associazione informazioni e sicurezza interna che aveva tradito secondo loro gli ideali di Ordine Nuovo e perciò meritevole di morte”. Si legge infatti nella sentenza: “Anche il progetto di uccidere Marco Affatigato era effettivo; contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa, Affatigato non viveva stabilmente in Francia, ma tornava anche in Italia, circostanza di cui i correi erano consapevoli, come risultava dalle conversazioni intercettate. La decisione di uccidere Affatigato era solida perché a lui si attribuiva la responsabilità per l’arresto di centinaia di persone appartenenti all’estrema destra. Luca Infantino aveva già posto in essere pedinamenti nei confronti di Affatigato e il progetto prevedeva di affidare la fase esecutiva del delitto a soggetti estranei al gruppo al fine di escluderne la riferibilità allo stesso”.
Fatti divenuti ora verità processuali.


