Pantaleoni assolto dalla diffamazione: depositate le motivazioni

Una nota stampa a firma dello stesso poliziotto sindacalista suscitò la presunta offesa

Depositate le motivazioni sull’assoluzione, per il reato di diffamazione, di Gianluca Pantaleoni.

Colpo di scena: Pantaleoni assolto dal reato di diffamazione dopo 8 anni di processo

Un processo durato quasi 8 anni quello che ha visto l’ispettore della Polstrada, imputato in concorso per diffamazione aggravata nei confronti del prefetto Santi Giuffrè all’epoca direttore centrale delle specialità della polizia di Stato.

La vicenda prese origine da un trasferimento per incompatibilità ambientale contro l’ispettore sindacalista, noto alle cronache per la sua incessante attività, talvolta aspra e pungente verso i vertici ministeriali, oggi reduce da una lunga misura cautelare per gravi reati e in attesa della sentenza di primo grado, al tribunale di Pistoia, prevista per il 25 ottobre.

Un trasferimento, all’epoca, mai eseguito dopo che lo stesso sindacalista era riuscito ad ottenere l’archiviazione del procedimento dal Capo della Polizia prefetto Pansa, in concomitanza il prefetto Giuffrè venne nominato per altro incarico sempre prestigioso.

Una nota stampa a firma dello stesso Pantaleoni suscitò la presunta offesa. Il prefetto nella sua querela circoscriveva il contenuto come un’azione mirata a ricostruire il ben più prestigioso incarico ricevuto di commissario antiusura  come una rimozione punitiva per aver proposto il trasferimento di Pantaleoni.

Sebbene il pubblico ministero avesse chiesto la condanna del sindacalista, il giudice di Lucca, dottoressa Lucrezia Fantechi, accogliendo anche la tesi difensiva dell’avvocato Michele Cantelli del foro di Napoli Nord, decretava l’assoluzione per entrambe le ipotesi di reato contestate a Pantaleoni, sia per non aver commesso il fatto sia perché il fatto non costituisce reato.

Nella motivazione espressa il giudice dichiarava che l’uso del termine “rimosso e trasferito” avuto al riguardo al rapporto “conflittuale” tra i due soggetti unito alla lettura del contenuto dell’articolo non faceva trasparire una contumelia gratuita o una aggressione verbale smodata, ma, al più concedere , una espressione pungente.

Non solo essendo stata la pubblicazione effettuata sul sito sindacale non può non tenersi conto che i toni, ancorchè accesi , non potevano essere che tipici delle dispute sindacali, trattandosi, logicamente, di pubblicazione su un sito gestito dai medesimi sindacalisti, in relazione a episodi legati all’attività del sindacato.

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