Rimane semiparalizzata dopo l’intervento alla schiena: maxirisarcimento per una 57enne lucchese

Le spettano 331mila euro più interessi da giugno 2009 ad oggi e a circa 25mila euro di spese legali e di giudizio: condannata l’azienda ospedaliera universitaria pisana

Si sottopone a un intervento chirurgico per un problema alla schiena ma qualcosa va storto e invece di guarire le restano postumi permanenti tali da perdere anche il posto di lavoro non essendo più in grado di svolgerlo: ora la corte d’Appello di Firenze, modificando la sentenza di primo grado, ha condannato l’azienda ospedaliera universitaria pisana a risarcire la 57enne della Lucchesia con 331mila euro più interessi da giugno 2009 ad oggi e a circa 25mila euro di spese legali e di giudizio.

Nel 2016 era stata risarcita con 91mila euro in primo grado, dopo aver stabilito il nesso causale diretto tra l’operato dei sanitari e i danni causati alla donna per quella che viene definita mal pratica sanitaria. Nel mese di gennaio del 2009 la donna, per i giudici di Firenze, nella fase post-operatoria, veniva interessata da un’emorragia interna che, comprimendo il midollo spinale, causava una semiparalisi. Sottoposta ad un secondo intervento chirurgico per la rimozione dell’ematoma, residuavano alla degente una decompressione dell’ematoma sul midollo spinale e gravi postumi permanenti che la costringevano all’abbandono del posto di lavoro e a continui disagi fisici e psicologici. Nessun dubbio quindi sulla colpa medica, ma sul risarcimento dei danni.

Scrivono infatti sentenza i giudici d’appello Cecchi, Caporali e De Rinaldis: “In via di premessa si osserva che nessuna questione viene sollevata nel presente grado in punto di responsabilità dell’occorso e la questione da decidere attiene esclusivamente alla quantificazione dei danni, lamentando l’appellante l’insufficienza del risarcimento riconosciuto in primo grado e formulando costei domanda di ristoro dei maggiori danni conseguenti alla perdita di chance di guarigione, all’incidenza dei postumi sulla specifica capacità lavorativa ed alla necessità di ricalcolo della personalizzazione del danno”.

In altre parole a seguito degli accertamenti tecnici eseguiti nel corso del procedimento giudiziario di secondo grado e, da ultimo, della consulenza svolta in questo grado del giudizio, è stato ritenuto che se la signora fosse stata tempestivamente sottoposta all’intervento chirurgico nell’arco delle 4 ore dalla comparsa dei primi sintomi del peggioramento delle sue condizioni, il danno neurologico alla compressione midollare sarebbe stato del tutto reversibile. E questo aspetto in particolare ha convinto i giudici di secondo grado ad aumentare la somma totale di risarcimento.

Prosegue la sentenza: “Per quanto esposto, può sin d’ora affermarsi che, in riforma del gravato atto, i postumi in concreto residuati in capo all’attrice, in ipotesi di tempestivo intervento, avrebbero potuto essere ridotti quanto meno nella misura dell’80% e che secondo tale percentuale sul danno permanente deve essere liquidato il danno da perdita di chance”. Dopo perizie ulteriori e analisi di tutta la documentazioni agli atti del processo i giudici di secondo grado sono giunte a conclusioni differenti sul quantum giudicato incompleto. “In conclusione, il danno complessivamente valutato può, secondo le argomentazioni e i calcoli sopra espressi così stimarsi: 195.182,90 euro a titolo di perdita di chance da guarigione completa; 135.467,64 euro a titolo di perdita di capacità lavorativa specifica; euro 701,00, a titolo di spese per rieducazione muscolare e così in totale 331.351,34 euro, oltre interessi al tasso legale sulle somme devalutate sino al dì della pubblicazione della sentenza e per il resto dei soli interessi sino al definitivo soddisfo. Quanto alla percentuale di calcolo degli interessi, nessuna delle parti contesta quanto asserito dal Tribunale, nella parte in cui ha ritenuto che gli stessi debbano applicarsi, a decorrere dal mese di giugno 2009, epoca della stabilizzazione dei postumi, nella misura media del 2 per cento”.

Ovviamente dalle somme complessivamente calcolate andranno detratte quelle già versate dall’azienda appellata, nelle more di questo grado del giudizio, in esecuzione della sentenza gravata, ora immediatamente esecutiva. Il collegio degli avvocati di tutte le parti in causa era formato dai legali Umberto e Ermanno Buiani, Carla Fiasci e Annunziata Timpano. La donna ora dopo 13 anni avrà tutti i soldi che le spettano secondo i giudici per i danni riportati durante l’operazione alla schiena.

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