Si ritrova il seno deformato dopo l’intervento plastico: chirurgo e clinica condannati

La donna che all'epoca aveva 21 anni ha diritto per il tribunale a 50mila euro di danni

Si rivolge a un noto chirurgo plastico della Versilia per rifarsi il seno, per sentirsi più bella e piacente, per stare meglio con se stessa, ma ne viene fuori peggio di prima. Il medico sbaglia completamente l’intervento e non sistema in maniera simmetrica né le due protesi né i due capezzoli.

La donna, all’epoca poco più che 20enne, ne esce sconvolta, non può credere ai suoi occhi. Ora dopo 13 anni e dopo una sentenza già definitiva nei confronti del medico che l’aveva operata la donna, difesa dagli avvocati Luca Gabriellini e Sabrina Fusi, è riuscita ad ottenere dalla corte d’Appello di Firenze la condanna in solido anche della clinica privata, che ha sedi in diverse province toscane e che nel frattempo ha cambiato nome ed è stata acquisita da altri proprietari lucchesi, a circa 52mila euro di risarcimento danni totali. La clinica e il medico sono stati condannati anche a pagare circa 23mila euro di spese di lite e di giudizio.

In primo grado la clinica privata era rimasta indenne rispetto al risarcimento dovuto alla donna perché aveva affermato che il medico non era un suo dipendente che lavorava in varie cliniche ma sempre con pazienti provenienti dal suo studio privato di Viareggio e che si era limitata alla locazione delle sale operatorie. Di diverso avviso invece i giudici fiorentini che nella sentenza pubblicata ieri (20 settembre) a firma dei giudici Ernesto Covini, Giulia Conte e Paola Caporali, riprendendo alcune recenti sentenze della Cassazione hanno stabilito la sua corresponsabilità nei fatti oggetto del contenzioso con il chirurgo che ha sbagliato l’intervento. Spiegano i giudici di secondo grado che solo nel caso in cui il medico agisca in maniera “straordinaria, soggettivamente imprevedibile e oggettivamente improbabile” si può escludere la responsabilità di una clinica privata o di un ospedale pubblico che altrimenti risponde sempre in solido ai medici che operano di ciò che accade ai pazienti.

Si legge infatti in sentenza:  “Considerato che nel caso di specie il centro chirurgico non ha fornito una tale prova e, del resto non è risultata una derivazione causale dell’evento dannoso da una condotta del medico del tutto dissonante rispetto al piano dell’ordinaria prestazione dei servizi di spedalità, il medico e la casa di cura dovranno rispondere dunque in solido dell’ insuccesso dell’intervento, rimanendo indifferente per il paziente titolare della posizione creditoria, in caso di inadempimento della obbligazione soggettivamente complessa, su quale dei soggetti debba gravare, nei rapporti interni, il peso economico del risarcimento del danno”. Parole molto chiare e precise che lasciano poco spazio ad interpretazioni. La sentenza è immediatamente esecutiva. La donna sarà risarcita.

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