Deposita un milione di euro ma la banca non paga gli eredi: dopo 22 anni istituto di credito condannato a liquidare moglie e figlie del defunto

Le tre hanno dovuto avviare una lunga battaglia legale dopo la morte del congiunto

Dopo 22 anni di battaglie legali avranno tutto ciò che spettava loro fin dall’inizio, circa 1 milione di euro, più interessi e rivalutazione dal 2000 ad oggi, soldi che il padre aveva depositato nel 1986 su due libretti bancari di un noto istituto bancario italiano che si rifiutava di ammettere il debito nei confronti degli eredi. L’uomo era deceduto nel 1993 e la moglie e le due figlie, tutte lucchesi, avevano accettato con beneficio di inventario l’eredità del de cuius, come si fa sempre in questi casi quando si tratta di commercianti o imprenditori.

Con i propri legali, quindi, le tre donne iniziano a fare luce sulle carte e sui documenti ritrovati e a dipanare la matassa per poter decidere se accettare o meno l’eredità. Nelle attività di ricerca vengono fuori due versamenti, in lire, risalenti al 1986, quando l’uomo aveva depositato in una filiale massese della banca e su due distinti libretti un totale di 903mila e 800 euro. Ora la corte d’Appello di Genova, competente per territorio ha condannato la banca a pagare tutto il dovuto più gli interessi agli eredi, oltre a circa 24mila euro di spese di lite e di giudizio.

L’istituto nel 2000 aveva comunicato agli eredi di aver estinto i due libretti ma senza mai fornire prova sul come, quando, perché e a chi, secondo i giudici, e inoltre aveva sollevato questioni legali, alla base del suo rifiuto di pagare, inerenti al fatto che le tre donne ed eredi non avevano in mano i libretti bancari. Per i giudici di secondo grado tutte le istanze della banca, racchiuse in ben 9 motivi d’appello, sono infondate e da rigettare. Le donne dovranno avere l’intera cifra dovuta. Una delle tre è intanto deceduta anche lei e il marito e i suoi due figli sono subentrati nel terzo che spettava alla donna. I giudici nelle motivazioni della sentenza pubblicata nelle scorse settimane hanno ben spiegato le loro decisioni. Già in primo grado i giudici si erano espressi in favore degli eredi.

Si legge infatti nella sentenza: “Appare a questa Corte nella sostanza pienamente condivisibile e corretto il percorso logico-giuridico sotteso alla decisione ed alla motivazione della sentenza di primo grado, avendo il giudice di prime cure correttamente individuato e qualificato la domanda attorea quale volta all’accertamento dell’obbligazione restitutoria a carico della banca depositante, ritenendo di conseguenza del tutto irrilevanti tutte le questioni preliminari sollevate dalla banca circa il mancato possesso dei titoli di deposito in questione”. E per non lasciare nessun dubbio, proseguono ancora i giudici genovesi: “Più precisamente, la domanda attorea è stata svolta dagli eredi del depositante in funzione di quelle ricevute attestanti i versamenti in questione, di cui egli risultava nominativamente intestatario e quindi gli attori non hanno agito sulla base di presunti libretti di cui non avevano il possesso, né copia degli stessi, bensì sulla base dell’allegata esistenza di due depositi, documentando il relativo importo, l’intestazione e la data, essendo certi dell’esistenza di tali depositi bancari a risparmio in virtù delle distinte di versamento in atti”. I libretti di deposito a risparmio oggetto del contenzioso ora risolto, invece secondo la banca sarebbero stati estinti da oltre dieci anni, ma come affermano i giudici “senza che l’istituto fornisse alcuna prova in merito alla affermata e presunta estinzione”. Insomma c’è ben poco da aggiungere, i fatti sono chiari, così come lo sono le sentenze di primo e secondo grado. Gli eredi avranno tutto ciò che gli spettava fin dall’inizio senza tentativi burocratici e tecnici per non pagare il dovuto, messi in campo dalla banca e respinti al mittente dai giudici in due gradi di giudizio. Tutti gli eredi sono stati difesi in questo rocambolesco e forse evitabile processo dall’avvocato Giulio Guarnieri del foro di Lucca.

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