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Le opere recuperate sono ora esposte nell’Archivio di Stato di Pisa in Lungarno Mediceo

Un giro di “affari” di milioni, quello scoperto dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Roma, e che riguarda opere false realizzate in 3 laboratori, uno dei quali a Lucca.

Anche con la “complicità” di case d’aste, i laboratori producevano e commercializzavano, i falsi del tutto simili ai capolavori originali di vari artisti. L’indagine transnazionale “Cariatide”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pisa, ha visto indagati 38 soggetti per i reati di concorso in ricettazione, falsificazione e commercializzazione di beni d’arte. Il sequestro ha riguarda oltre 2.100 opere, effettuati in Italia, Spagna e Belgio, che, se immesse sul mercato, avrebbero comportato un danno economico superiore ai 200 milioni di euro.

Le opere false recuperate riguardano artisti come Amedeo Modigliani, Andy Warhol, Banksy, Pablo Picasso, Joan Mirò, Arman, Francis Bacon, Wassily Kandisky, Gustav Klimt, Ilenry Moore, Ilaussmann, Tapies, Jean-Paul Riopelle, Twombly, Wilfredo Lam, Marc Chagall, Monet, De Chirico, Giacometti, Aubertin, Mituraj, Afro, Boccioni, Paul Klee, Van Gogh, Jean-Michel Basquiat, Vasarely, Pollock, Haring, Hopper, Death Nyc, Renato Guttuso e Salvador Dalì.

L’inchiesta è iniziata a marzo dello scorso anno con il sequestro da parte dei militari di Roma ad un imprenditore pisano di circa 200 opere d’arte contraffatte, tra cui un dipinto raffigurante appunto ‘Cariatide’ dell’artista Modigliani.  Poi sono seguiti ulteriori  accertamenti,  anche il  monitoraggio  delle  piattaforme di e-commerce delle più importanti case d’asta, poi, in una seconda fase, è stato accertato che sul mercato erano presenti altrettante opere, poste in vendita da varie case d’asta localizzate in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia.

In Toscana e in Veneto sono stati identificatitre falsarie individuati tre laboratori di pittura a Lucca, Pistoia e Venezia dove i “falsi” venivano prodotti. Ricostruita la filiera dei falsificatori: è stata accertata l’esistenza di una fitta rete europea, creatasi tra Spagna, Francia e Belgio, composta da soggetti dediti a tali lavorazioni che, volta prodotto l’oggetto falso, provvedevano ad accordarsi con diverse case d’asta italiane, alcune delle quali compiacenti per la successiva pubblicazione alla vendita.

Dall’indagine è emerso che erano state vendute in una casa d’aste pisana per circa 4mila euro ciascuna tre opere degli artisti Vasilij Kandisky, Paul Klee e Piet Mondrian, le cui opere vengono battute durante le aste internazionali per decine di milioni di euro.

La Procura pisana, con il coordinamento internazionale del desk italiano Eurojust, ha emesso tre ordini di indagine europea a carico di 6 persone in Spagna, Francia e Belgio.
Su delega del pm titolare delle indagini i Carabinieri hanno eseguito i provvedimenti all’estero con l’ausilio della Guardia Civil e del Mossos d’Esquadra in Spagna, dell’Office Central de Lutte contre le Trafic de Biens Culturels (Obc) in Francia nonché della Polizia Federale in Belgio.

Individuati anche altri tre laboratori del falso e sequestrate 1.000 opere di imitazione di arte contemporanea, con oltre 450 certificati di autenticità e 50 timbri tutti falsi.

“L’attività svolta ha permesso di fare luce su un sistema transnazionale di falsari interconnessi con compiacenti case d’asta – sottolinea il procuratore di Pisa Teresa Angela Camelio – l’operazione ha anche, complessivamente, permesso di sottrarre dal mercato dell’arte opere che, se non fossero state tempestivamente individuate e bloccate, avrebbero potuto essere successivamente immesse sul mercato con quotazioni vicine a quelle dei lavori originali degli artisti. I consulenti della Procura della Repubblica di Pisa, oltre a certificare la non originalità delle opere in sequestro, hanno stimato che le stesse, qualora vendute, avrebbero provocato un danno economico di circa 200 milioni di euro, eventualità che avrebbe sicuramente modificato in modo significativo il mercato d’asta. L’attività può essere considerata, secondo gli esperti dell’archivio Bansky, che hanno prestato la loro consulenza senza oneri per la Procura, la più grande opera di tutela di Bansky”.

Le opere recuperate sono ora esposte nell’Archivio di Stato di Pisa in Lungarno Mediceo.