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Israele attacca l’Iran, anche il vescovo di Lucca bloccato nel pellegrinaggio

Guidati dall’Arcivescovo di Siena, Monsignor Augusto Paolo Lojudice, prelati sono stati costretti ad abbandonare la città vecchia

Un nuovo e drammatico fronte di guerra si è aperto nella notte in Medio Oriente: Israele ha sferrato un attacco missilistico contro l’Iran, che ha immediatamente risposto con il lancio di droni. Nel cuore di Gerusalemme, proprio mentre i cieli si illuminavano di bagliori minacciosi, si trovava anche una delegazione di vescovi toscani in visita-pellegrinaggio in Terra Santa.

Guidati dall’arcivescovo di Siena,Monsignor Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza episcopale toscana (Cet), i prelati, tra cui il vescovo di Lucca Paolo Giulietti,  sono stati costretti ad abbandonare la città vecchia di Gerusalemme, ora sigillata e deserta. Strade interrotte, voli cancellati, aeroporti bloccati: la città santa si è svegliata in stato di emergenza, con scuole e uffici chiusi e l’accesso alla moschea di Al Aqsa negato anche ai fedeli, per la prima volta nel giorno sacro del venerdì.

Il gruppo avrebbe dovuto fare ritorno in Italia oggi stesso, partendo dallo scalo Ben Gurion di Tel Aviv. Ma il conflitto ha stravolto ogni piano.

“Dopo l’attacco missilistico di Israele sull’Iran di stanotte – racconta il giornalista Simone Pitossi, che accompagna i vescovi – l’Iran ha reagito con l’invio di droni che sono in arrivo. Ci hanno evacuati dalla città vecchia. Ora siamo su un pullman, diretti verso la Giordania. Dobbiamo capire se gli israeliani ci faranno uscire e se lo spazio aereo giordano è aperto per rientrare in Italia”.

Padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa, ha spiegato in un video le ragioni del cambio di programma. Il volo da Tel Aviv è stato annullato, e il rientro dei vescovi avverrà attraverso la Giordania, dove le autorità locali hanno predisposto l’accoglienza. Nella mattinata i vescovi hanno superato il confine diretti ad Amman. In questi giorni non sono rimasti coinvolti in episodi legati al conflitto in atto.

Un pellegrinaggio diventato odissea, un cammino di pace interrotto dal fragore delle armi. E in mezzo alla tensione crescente tra due potenze regionali, l’eco di una domanda rimane sospesa tra le pietre di Gerusalemme: chi proteggerà i pellegrini della pace, se il mondo torna a scegliere la guerra?