Condannato per la scarsa sicurezza nel capannone fa ricorso in Cassazione: confermato il verdetto del tribunale di Lucca
L’uomo sarebbe il responsabile diretto della struttura e l’esclusione della testimonianza del figlio era legittima: la sentenza è definitiva
Condannato per la violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro presenta ricorso in Cassazione ma ne esce sconfitto. Dovrà pagare, oltre alle spese legali, anche 3mila euro alla cassa per le ammende.
L’imprenditore di 77 anni della provincia di Firenze, condannato dal tribunale di Lucca per la mancanza di misure di sicurezza nel capannone situato nella Piana, ha contestato il fatto di non essere lui il titolare della struttura ma un mero conduttore. Ha poi contestato la mancata ammissione della testimonianza del figlio, che avrebbe dimostrato la sua innocenza e la mancanza di prove sul suo ruolo di datore di lavoro rispetto a collaboratori di una società terza.
La Cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso, la gran parte per inammissibilità. Secondo la Corte in sentenza è stato adeguatamente motivato e dimostrato il legame fra l’imprenditore e il capannone “della discordia”. L’uomo, oltre che conduttore, era stato sempre presente in occasione di due sopraluogui svolti dalla polizia giudiziaria e la documentazione, compreso il pagamento dell’affitto, ne dimostrerebbe il legame diretto. Non è poi stata fornita documentazione della tesi dell’imputato circa l’utilizzo solo parziale del capannone.
Quanto all’esclusione della testimonianza del figlio dall’imputato anche in questo caso è stata ritenuta ragionevole la motivazione del tribunale lucchese, che ha valutato “non solo la scarsa attendibilità della ipotetica deposizione del figlio in ragione dei suoi legami parentali con l’imputato, ma anche il carattere granitico degli elementi a carico del ricorrente”. La motivazione dell’esclusione della testimonianza, dunque, appare “adeguata e priva di vizi”.
Di qui l’inammissibilità dei ricorso e la candanna al pagamento di spese processuali e 3mila euro alla cassa delle ammende.


