Due genitori disabili e i figli in una casa Erp troppo piccola: “Non è possibile neanche garantire le cure”
La situazione è stata anche segnalata dagli infermieri e dal medico di famiglia ai servizi sociali. Appello per una nuova sistemazione
Famiglia di quattro persone in estrema difficoltà in un appartamento di edilizia residenziale pubblica a san Vito, in via Tito Marchetti. A raccontarci la storia è il figlio più grande, di 41 anni, che racconta come sia difficile risiedere in un luogo inadeguato per gestire i parenti con problemi di disabilità. L’appartamento, infatti, è poco più grande di 35 metri quadri.

“Da un anno io e la mia famiglia ci troviamo in un appartamento dell’Erp a San Vito – spiega il 41enne -. Prima la mia famiglia si trovava in un b&b social ed erano in un luogo in cui avevano tre stanze a disposizione. Ci dissero però che avevamo la possibilità di rimanere lì per un massimo di tre anni. Quando ci hanno assegnato l’appartamento di via Marchetti, mio fratello ha firmato senza neanche poterlo guardare. Da quel momento viviamo un incubo, perché mio padre di 64 anni è disabile al 100 per cento e si trova su una sedia a rotelle, mia madre 61 anni ha problemi di cuore ed è disabile al 75 per cento, mio fratello più piccolo di 26 anni ha invece problemi di diabete. Per questi motivi, è impossibile vivere in quattro in un appartamento come quello che ci è stato assegnato. C’è una sola camera da letto dove dormono, mio padre, con il letto da ospedale, mia madre e mio fratello, io dormo in salotto con il macchinario per far alzare mio padre. La cucina è un buco dove non è possibile stare, non c’è un luogo in cui potersi sedere e mangiare. Mio padre in carrozzina non può muoversi, la sedia a rotelle proprio non gira bene tra le stanza e soprattutto non passa dalla porta del bagno”.

Il padre 64enne, racconta il figlio, per muoversi con la sedia a rotelle sbatte contro le pareti perché l’appartamento è di appena 35 metri quadri calpestabili. Ha lividi sulle gambe e anche sulle mani a causa degli urti.
“Anche le infermiere che se ne prendo cura non riescono a lavorare all’interno dell’appartamento – prosegue nel racconto il figlio più grande – Hanno segnalato la situazione in cui ci troviamo, per adesso però non è cambiato nulla. Anche loro sono in difficoltà, non c’è proprio spazio di manovra. E quando devono lavorare noi siamo costretti ad andare fuori. L’altro giorno per fare entrare la carrozzina di mio padre nel bagno si è creata una crepa nella porta. Per fortuna siamo al piano terra, quindi ogni tanto mio padre e mia madre possono andare fuori, non mancano però i gradini. Il quartiere, se visto dalla strada, sembra tranquillo, ma se si va negli spazi interni si vede il degrado in cui vivono anche altre famiglie. È tutto abbandonato e lasciato all’aperto, nel parchino interno ci sono i cocci delle bottiglie di birra, non è un luogo in cui possono vivere i bambini e io ho un figlio che ogni tanto mi viene a trovare”.
La cucina è uno spazio angusto separato dal corridoio da un muro in cartongesso di alcuni centimetri. Non c’è un tavolo, l’unica possibilità per gli inquilini è quella di mettere una sedia e mangiare uno alla volta sul pianale della cucina.
“Questo è un appartamento che può usare una coppia che lavora e torna a casa la sera – aggiunge il 41enne -, non una famiglia con problemi di disabilità. Mio padre da quando è qui è caduto in depressione, paradossalmente si stava meglio nel b&b social, dove avevamo a disposizione tre stanze e la cucina era abitabile. Se mio fratello avesse visto l’appartamento prima di firmare, di certo non avrebbe mai accettato che i nostri genitori vivessero li”.
La famiglia ha provato a rivolgersi ai servizi sociali e all’Erp, un avvocato segue la loro pratica, anche le infermiere che seguono il padre hanno segnalato la questione a cui si è aggiunto anche il medico di famiglia. Tuttavia per adesso la situazione non è cambiata.
“Abbiamo chiesto di fare un sopralluogo agli assistenti sociali, io però non li ho mai visti – dice sconsolato il figlio più grande -. Le infermiere hanno segnalato che non riescono a svolgere il proprio lavoro. Per alzare dal letto e mettere sulla sedia a rotelle mio padre e il contrario, abbiamo un macchinario per sollevarlo, il macchinario va allargato e non entra nella camera. Oltretutto non è facile da manovrare nel corridoio e nel bagno.”
“Abbiamo chiesto all’Erp un appartamento più grande – aggiunge -, davanti ce ne sono un paio di dimensioni maggiori, proprio in questo condominio. Le assegnazioni però non si fanno in questo modo, lo capisco, ma neanche nel modo in cui le fanno loro, visto la situazione in cui ci troviamo. Anche il medico di famiglia ha segnalato la cosa. Hanno segnalato tutti, ma noi non abbiamo visto nessuno e quindi abbiamo deciso di raccontare la nostra vita”.
“Noi chiediamo di essere spostati in un appartamento di dimensioni maggiori, adatto a persone disabili e in grado di ospitare 4 persone – conclude il 41enne -. Che abbia almeno due camere, una cucina in cui poter mangiare. Altrimenti possiamo prendere in considerazione anche la possibilità di tornare al b&b social. Abbiamo dei parenti a Sant’Anna, possono darci una mano, sarebbe il luogo ideale per risiedere. Capisco che avere un appartamento dall’Erp non è cosa semplice, ma questo proprio non ci permette di vivere”.

















