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Qualità dell’aria, ancora critici i dati della Pm10 nella Piana di Lucca

La relazione di Arpat conferma le criticità. La nuova direttiva europea 2024/2881 abbasserà ulteriormente i limiti normativi

Qualità dell’aria in Toscana nel 2024, l’Arpat pubblica la relazione completa, parzialmente anticipata a gennaio di quest’anno. Si confermano le criticità evidenziate, ozono diffuso sul territorio regionale e polveri sottili (Pm10) nella Piana di Lucca, unica area critica in Toscana. In definitiva i trend confermano i dati degli scorsi anni.

“Nel 2024 – scrivono dall’agenzia Arpat -, per il settimo anno consecutivo, il limite di 35 superamenti della media giornaliera di 50 µg/m3 è stato rispettato in tutte le stazioni della Rete Regionale con la sola eccezione della stazione di fondo della zona della Piana lucchese di LU-Capannori, che rappresenta attualmente l’unica criticità della Toscana. Nel complesso, nel 2024, c’è stato il 55% di superamenti in più rispetto all’anno precedente, e presso la stazione di LU-Capannori, che rappresenta la criticità regionale per il Pm10, la diminuzione nel numero dei superamenti degli ultimi anni è stata interrotta. Nel 2024, è stato confermato il pieno rispetto del limite normativo della media annuale di 25 µg/m3, confermando la situazione positiva della Toscana. La media regionale è stata pari a 13 µg/m3 e la media massima, pari a 19 µg/m3, è stata registrata a LU-Capannori, come già accaduto negli ultimi anni”.

Il 2025 ha portato inoltre una novità rilevante per la Toscana: a luglio il Consiglio regionale ha approvato il Piano Regionale per la Qualità dell’Aria ambiente (Prqa), lo strumento con cui si definisce in modo integrato le politiche regionali per migliorare la qualità dell’aria. Il nuovo Piano conferma gli obiettivi generali del precedente, ma ne amplia e rafforza le azioni, anche in vista del recepimento della Direttiva europea 2024/2881, entro dicembre 2026.
Tra le principali novità, troviamo le azioni mirate a ridurre le concentrazioni di biossido di azoto e polveri e misure specifiche per il settore industriale, con una rinnovata disciplina normativa per il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera da parte delle attività produttive. Si viene delineando, quindi, un nuovo quadro normativo sia a livello regionale che nazionale. Infatti, la Direttiva introduce nuovi parametri per il monitoraggio dell’aria, prevedendo anche il particolato ultrafine (Ufp), formato da particelle piccolissime (≤100 nm) che possono avere effetti importanti sulla salute.
Per questo, l’Arpat, in attesa del recepimento della Direttiva europea, ha deciso di avviare monitoraggi “sperimentali” in aree sensibili: a Livorno (porto, traffico e area industriale) e nella Piana di Lucca, dove è diffuso un forte utilizzo di biomassa per riscaldamento domestico e a Viareggio. L’agenzia Arpat ha presentato i risultati del monitoraggio al  convegno Eac 2025, che si è svolto a Lecce dal 31 agosto al 5 settembre . Per l’area della Piana lucchese sono previste quindi azioni specifiche di divieto di utilizzo dei generatori di calore a biomasse (compresi i caminetti a focolare aperto), con classe di prestazione emissiva inferiore alle “3 stelle” e la loro sostituzione con pompe di calore. Sono confermati inoltre: il divieto di utilizzo della biomassa per il riscaldamento nelle nuove costruzioni o ristrutturazioni e il divieto di abbruciamenti all’aperto. Inoltre, quando l’Indice di Criticità della Qualità dell’Aria (ICQA) raggiunge valore uguale a 2 i comuni introducono limitazioni alla circolazione per le autovetture ed i veicoli commerciali ad alimentazione diesel, di categoria inferiore o uguale ad “Euro 4” nel centro abitato dei comuni della piana.

Secondo la responsabile del settore Centro regionale per la qualità dell’aria di Arpat e curatrice della relazione sulla qualità dell’aria nella nostra regione Bianca Patrizia Andreini, il recepimento della nuova direttiva europea rappresenta un punto di svolta. Con l’abbassamento dei limiti normativi, più vicini alle soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, molte aree del territorio che, oggi, risultano formalmente in regola, perché rispettano gli attuali limiti normativi, saranno considerate non conformi. Questo comporterà un peggioramento apparente della qualità dell’aria, che non sarà dovuto a un reale aumento dell’inquinamento, ma al fatto che i criteri saranno più severi. Di conseguenza, le amministrazioni locali saranno chiamate a intensificare gli sforzi e adottare misure più incisive e strutturali per rientrare nei nuovi limiti. Andreini sottolinea anche l’effetto amplificatore del cambiamento climatico sulla qualità dell’aria, in particolare sulla formazione dell’ozono troposferico.  Infine, emerge chiaramente che le risposte alle future sfide non possono più essere settoriali o emergenziali. Serve un approccio integrato e strutturale, capace di intervenire contemporaneamente su più fronti: trasporti, riscaldamento, pianificazione urbana, sensibilizzazione pubblica e adattamento climatico. Solo così, secondo Andreini, sarà possibile migliorare realmente la qualità dell’aria e tutelare la salute pubblica nel nuovo scenario normativo e climatico che ci attende.