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Strage di Torre, tre anni dopo: i familiari attendono ancora giustizia (e risarcimenti)

Lettera dei parenti di Luca Franceschi, Lyudmyla Perets e Debora Pierini: “Dopo lo slancio iniziale siamo stati abbandonati a noi stessi”

Strage di Torre, tre anni dopo. A ricordare l’evento e i loro tre familiari scomparsi, vittime nell’esplosione della palazzina, sono Marta Franceschi, figlia di Luca Franceschi, Aliki Pareti, figlia di Lyudmyla Perets e Davide Giracello, marito di Debora Pierini. 

Il titolo del loro testo è indicativo: Non dimentichiamo la Strage di Torre.

“Il 27 ottobre ricorrono tre anni da quella tragica giornata che spazzò letteralmente via le nostre famiglie – dicono – Eppure, a quasi tre anni di distanza, noi familiari delle vittime siamo ancora in attesa di sapere se ci sarà un processo penale. Non solo, nonostante le sofferenze e le perdite affettive e materiali, non siamo mai stati contattati per una proposta di indennizzo, men che meno per un messaggio di cordoglio, né abbiamo ricevuto risposte da chi avrebbe dovuto farsi carico delle proprie responsabilità, almeno sul piano civile. Ricordiamo che la tragedia sarebbe stata causata da una fuoriuscita di gas metano dovuta a un foro nella conduttura di proprietà di Gesam Reti, impianto realizzato da Del Debbio negli anni Novanta. Su quella stessa rete erano stati eseguiti lavori (da parte di Celfa su incarico di Gesam Reti) per un nuovo allaccio — ancora incompleto al momento dell’esplosione — appena due settimane prima del disastro”.

“Ciononostante continuiamo ad assistere al silenzio e all’immobilismo di Gesam Reti, Celfa e Del Debbio: nessuna risposta alle nostre lettere aperte, nessun contatto con i nostri legali, nessuna iniziativa di ristoro o dialogo – proseguono – Gli enti pubblici e le loro partecipate non possono sottrarsi ai propri doveri di manutenzione e cura dei beni comuni. L’assenza di riconoscimento e iniziativa da parte di Gesam Reti — società a controllo pubblico — è, per questo, ancora più inaccettabile. È in gioco non solo la giustizia per chi non c’è più, ma anche la sicurezza dei cittadini lucchesi”.

I familiari delle vittime, in particolare i minori, sono stati completamente abbandonati a se stessi – dicono i tre – Dopo il grande slancio di solidarietà iniziale, è calato un silenzio da parte delle aziende coinvolte che ferisce e che non rispecchia il senso di umanità e vicinanza che la cittadinanza lucchese ha sempre saputo dimostrare. Non riconoscere in tempi celeri un risarcimento a chi ha perso un genitore significa negare opportunità di vita e infliggere un’ulteriore sofferenza a chi ha già pagato un prezzo altissimo.Chiediamo rispetto, responsabilità e giustizia. Dopo tre anni di silenzio, questo immobilismo è inaccettabile. Lucca non può dimenticare la Strage di Torre: la memoria di chi abbiamo perso e il dolore delle famiglie meritano dignità e un impegno concreto da parte delle istituzioni”.