Processo a Cinzia Dal Pino, in aula i testimoni e il medico legale
Secondo il consulente, a determinare la morte di Noureddine Mezgui è stato il primo impatto. Nuova udienza il 19
Nuova udienza al tribunale di Lucca in Corte d’Assise per il processo che vede accusata di omicidio volontario la 65enne Cinzia Dal Pino che nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2024 investì con la propria autovettura Noureddine Mezgui, 47enne di origini marocchine. Al via la fase dibattimentale del processo, stamani (7 novembre) sono sfilati nell’aula i testimoni del Pubblico Ministero Sara Polino che hanno ricostruito la dinamica del fatto. Particolare rilevanza è stata riscontrata nella escussione del medico legale, il dottor Stefano Pierotti e dal consulente della procura incaricato di ricostruire i movimenti della vettura di Cinzia Dal Pino, l’ingegner Fabio Bernardini.
Nell’aula penale del Tribunale di Lucca, nel momento in cui è stato proiettato il filmato che ritrae la morte di Noureddine Mezgui è calato un silenzio tOmbale. Anche l’accusata non ha indugiato sul monitor e ha preferito non guardare quelle immagini strazianti. Mezgui è morto così, accasciandosi sul marciapiede di via Coppino di fronte alla vetrina infranta delle ditta Cantalupi, dopo che la vettura della Dal Pino lo aveva colpito in pieno. Per altre 3 volte, la Mercedes suv, fa retromarcia e riparte, poi si ferma, si apre la portiere e scende la guidatrice per pochi secondi, per poi rientrare nell’abitacolo e ripartire dopo in direzione opposta. A grandi linee è questa la dinamica ricostruita all’interno dell’aula del Tribunale di Lucca, con particolari dettagli che sono stati evidenziati dai vari testimoni. La ricostruzione delle indagini della Polizia per individuare la responsabile dell’investimento e anche tramite l’escussione di due testimoni: l’ingenger Fabio Bernardini, consulente della Procura e il dottore Stefano Pierotti medico legale.
Il dottor Pierotti ha evidenziato a suo dire, quanto il corpo di Noureddine Mezgui non avesse lesioni a livello cutaneo, salvo alcune ecchimosi rilevabili sul capo e agli arti inferiori. Secondo Pierotti la morte del marocchino è da imputare ad una rottura della aorta per tre quarti della circonferenza, a livello addominale, all’ altezza della seconda vertebra lombare lesionata, che ha provocato una emorragia interna. Il parere del medico legale è che, a causare il decesso sia stato il primo impatto con il suv Mercedes guidato dalla Dal Pino ad una velocità di circa 10 km/h. E’ parere del medico legale che l’urto non ha determinato l’immediata morte della vittima, che anche dal filmato si vede rialzarsi prima che il suv torni alla carica, perché la lesione della aorta a livello addominale può permettere la sopravvivenza del soggetto anche per qualche minuto.
L’ingenger Bernardini invece si è concentrato nella ricostruzione degli spostamenti della autovettura di Cinzia Dal Pino. La 65enne, nella notte tra l’8 e il 9 settembre 2024, aveva cenato assieme a degli amici ad un ristorante di via Coppino. Intorno alle 23,50, quando infuria un forte temporale, la signora si avvia verso la sua macchina parcheggiata poco distante, con sé ha un ombrello prestatogli dal personale del ristorante. Bernardini dice che la signora pochi secondi dopo aver messo in moto la macchina, investe Mezguim, che sta percorrendo a piedi via Coppino, a circa 60 metri da dove era partita. Secondo lui la velocità del primo impatto rientra in un ventaglio di velocità tra i 7 e i 14 km/h, confermando a grandi linee il parere del medico legale.
Sulla dinamica concorda anche la difesa, tanto che ha scelto di ritirare l’escussione dei testimoni tecnici nella prossima udienza del processo che si terrà il 19 novembre.
“Dalle consulenze, sia del medico legale che dell’ingegnere che ha ricostruito la vicenda – dichiara l’avvocato di Cinzia Dal Pino, Enrico Marzaduri -, è venuto fuori che c’è stato solo un impatto sicuro, il primo, che la velocità era nell’ordine di circa 10 km/h, in fase di frenata e questi sono già elementi sui quali, secondo me, si dovrà ragionare per capire qual era la componente psicologica quando è avvenuto l’incidente”.
La Dal Pino dopo aver investito la vittima secondo una testimone del ristorante dove ha cenato, torna per restituire l’ombrello prestato dal personale. A bordo della macchina cerca di riconsegnarlo, ma non si accorge, per ben due volte che il finestrino è chiuso: “Ecco, forse fa capire la confusione mentale nella quale si trovava, è chiaro che si dovrà ricostruire con la dovuta attenzione proprio il profilo del dolo”.
Gli avvocati di parte civile, Gianmarco Romanini e Enrico Carboni hanno deciso di ritirare alcuni testimoni e ne spiegano le ragioni: “Oggi è stato ricostruito appunto questo brutto fatto sentendo coloro che hanno trovato l’uomo a terra, sentendo i soccorritori, gli agenti che hanno fatto le investigazioni e poi i consulenti, il medico e l’ingegner Bernardini che hanno fatto questa ricostruzione. Sì, certo, siamo d’accordo perché corrisponde in gran parte alla realtà. Non abbiamo ritirato i nostri testimoni, ma per il 90% erano gli stessi della Procura, che sono stati sentiti di stamani. Averli indicati anche noi è semplicemente una strategia per avere l’esame diretto e non un contro esame. Noi manteniamo il nostro consulente, che è il consulente per noi più importante, il medico legale, che sarà dottoris e Ilaria Marradi, che verrà chiamata per andare a specificare quei punti, un po’ più grigi, proprio in ordine ai quattro movimenti della macchina del inputata”.
La signora dal Pino infatti dopo aver investito Noureddine Mezgui, fa retromarcia e per ben tre volte dopo essersi fermata riaccelera in direzione della vittima.
“Siamo d’accordo con il consulente medico legale – proseguono i due avvocati -, il primo colpo è stato quello determinante per causare la morte, ci mancherebbe altro. Ma credo che sia anche un falso problema, perché ci sono stati, dei filmati evidenti, ci sono stati degli urti successivi, in totale sono quattro, che non possono lasciare indifferente nessuno. Forse sì, possono non essere state delle con cause sulla causa della morte, ma insomma, qualcosa però hanno provocato di significativo. E non ce lo dimentichiamo, è morto per una borsetta”.
Cinzia Dal Pino sul momento dichiarò che era stata rapinata dalla borsetta da Noureddine Mezgui e minacciata con un’arma, un’arma che non è mai stata trovata in possesso della vittima, che comunque aveva precedenti penali esclusivamente per furti all’interno di autovetture.

