La storia
|Perseguitata dall’ex lo fa condannare due volte, ma decide di lasciare la città: “Parlandone vinco la paura e il dolore”
Da comportamenti assillanti a vero e proprio stalking anche dopo la prima sentenza. L’avvocata: “In Italia una donna su 5 lo ha subito”
Domani (25 novembre) è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
E proprio una donna ha trovato il coraggio, per l’occasione, di raccontare la sua storia. Una storia d’amore che diventa orrore a causa di un uomo, lucchese, che si trasforma in stalker, come confermato anche da sentenze penali.
A seguito dell’interruzione della relazione sentimentale voluta dalla donna, anch’essa lucchese, l’ex fidanzato ha iniziato ad avere comportamenti molestatori e assillanti. La vittima, dopo aver ricevuto assistenza legale e psicologica di sostegno, ha deciso di depositare una prima querela nel 2022 per molestie perpetrate dal proprio ex compagno.
Con sentenza del tribunale di Lucca, l’imputato è stato condannato alla pena di alcuni mesi di arresto in quanto dichiarato responsabile del reato di cui all’articolo 660 del codice penale la cosiddetta “molestia o disturbo alle persone”.
Il reo ha depositato appello, ma la parte offesa, assistita dall’avvocatacCriminologa Alessandra Severi, è uscita ancora una volta vittoriosa in quanto la Corte ha confermato nel luglio scorso, la sentenza di condanna emessa dal tribunale di Lucca.
Nelle more dei vari giudizi l’avvocata Severi ha poi consigliato alla sua assistita di depositare una nuova querela per atti persecutori stalking, in quanto l’ex compagno, malgrado il procedimento penale pendente, ha continuato a perseguitare l’ex fidanzata con tutti i mezzi possibili: mediante social, via telefono e con i più classici pedinamenti e appostamenti fuori casa e fuori dal luogo di lavoro.
Lo stalker lucchese è stato così condannato nuovamente in primo grado, questa volta per atti persecutori, alla pena di un anno e sei mesi di reclusione oltre alle spese processuali e al risarcimento dei danni nei confronti della costituita parte civile.
Ad oggi quest’ultima condanna è pendente in appello e la parte offesa in attesa di poter considerare questa brutta esperienza chiusa una volta per tutte.
“Il termine stalking è privo di un esatto corrispettivo nella lingua italiana – dichiara l’avvocata Severi – In inglese ha origine venatoria ed è particolarmente efficace nel descrivere il comportamento tipico del cacciatore, nel seguire, braccare e cacciare una preda. Esempio calzante per comprendere la portata della condotta di chi commette questo reato: azioni ripetute nel tempo, che hanno caratteri di sorveglianza e di controllo, di ricerca di contatto e/o comunicazione e che suscitano nel destinatario ansia e preoccupazione”.
Chi è vittima di stalking deve imparare a riconoscersi come parte soccombente di un comportamento illecito, anche se realizzato da chi poco prima si amava ed avere il coraggio di denunciare.
“Dall’indagine multiscopo Sicurezza delle donne, condotta dall’Istat, emerge che nel nostro paese le donne che hanno subito comportamenti persecutori dal marito, dal convivente o dal fidanzato quando si stavano separando da lui o dopo la separazione sono 2 milioni e 77 mila – dice l’avvocata Severi – Su base nazionale risulterebbe che circa il 20 per cento delle donne hanno subito, almeno una volta nella vita, persecuzioni assimilabili allo stalking. Dati sconvolgenti, che richiedono riflessioni profonde e interventi su più livelli sostanziali, a partire da un ragionamento sulla vittimologia, ancora troppo poco considerata nel nostro ordinamento”
Quando si denuncia c’è da tenere conto anche dei tempi giudiziari, nonché del costo a livello emotivo e mentale che comporta farlo.
“Ho scelto di andarmene dalla mia città – racconta la donna vittima dei reati, che pur ha vinto due cause su due – e anche di mettere nero su bianco la mia storia, che è ancora la storia di tante, troppe persone. Ho provato ad incanalare la paura e il dolore in questo modo, in forma scritta. Nessuna eventuale condanna e nessun risarcimento potrà ripagare quello che ho vissuto“.


