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La professionista “Tanti giovani hanno difficoltà ad esprimere le proprie emozioni, in una società molto competitiva e dall’individualismo imperante”

Una scritta aberrante, un gesto da condannare, un atto emulativo. Sono molte le espressioni utilizzate nel condannare la lista degli stupri apparsa nel bagno del liceo Vallisneri. Proprio per questo la redazione di Luccaindiretta.it ha deciso di chiedere il parere di un’esperta, la dottoressa Paola Fusco, psicologa e psicoterapeuta che in molte occasioni ha avuto modo di intervenire su soggetti adolescenti.

“In questa vicenda ciò che mi preme sottolineare e capire che tipo di adolescentiabbiamo di fronte oggi – precisa -. Adolescenti che sono completamente diversi dagli adolescenti delle generazioni passate. Essere adolescenti oggi è molto complesso, perché è viviamo in un mondo che cambia molto velocemente. Un cambiamento non sempre declinato in maniera positiva, pensiamo all’assenza di prospettive, alla difficoltà di fare carriera, quindi ad una società molto competitiva, dall’individualismo imperante. Essere adolescenti oggi è un’esperienza altamente complessa”.

L’adolescenza fra l’altro è un momento in cui si affrontano grandi cambiamenti, in cui si forma l’adulto di domani.

“Costruire la propria identità, in un contensto così difficile è un’esperienza altamente delicata e c’è molta difficoltà ad intercettare e legittimare le emozioni negative”.

Secondo la psicologa e psicoterapeuta Paola Fusco, le difficoltà dovute alle emozioni che provano gli adolescenti non vengono comprese dalla società.

“La società invece ha la tendenza a negare o evitare totalmente il contatto con queste emozioni negative, perché non c’è tempo, perché già vivere nel mondo di oggi è complesso e non possiamo permetterci altri inciampi, altre storture – prosegue -. Chiaramente però le emozioni negative non scompaiono, i vissuti negativi di inadeguatezza e di difficoltà, non possono essere sopiti e quando il disagio non trova una voce, non trova un canale di accoglimento, può in un qualche modo deragliare in una serie di comportamenti che ci appaiono come impensabili. E li, usciamo tutti sbigottiti. In realtà questa è solo la manifestazione di un fenomeno molto più complesso che è quello di capire cosa vivono gli adolescenti oggi. E lo scopo, l’obiettivo non è quello di giustificare qualsiasi cosa loro facciano. Ma di cercare di capire quello che loro vivono per poter dar loro poi un modello adeguato con cui identificarsi”.

Sulle scritte apparse nel bagno del liceo Vallisneri si è parlato anche di gesto emulativo perché pochi giorni prima un caso simile era apparso nei bagni del liceo Giulio Cesare di Roma. Perché si emulano questi gesti negativi e non quelli positivi?

“La risposta è sicuramente molto complessa – ammette la dottoressa Fusco -, di solito perché è come se attraverso questi comportamenti potessero trovare la risoluzione, una sorta di autocura ad un certo tipo di disagio che vivono. Quando la violenza portatrice di emozioni molto forti, come la rabbia, la tristezza e la delusione,  comportamenti sicuramente da condannare, però è come se gli adolescenti attraverso ciò, possano trovare la manifestazione di queste emozioni interne per esprimerle all’esterno. Gli adolescenti di oggi, che sappiamo benissimo che vivono su internet possono emulare questi comportamenti che in un qualche modo gli danno l’idea di poter risolvere o affrontare, in una modalità per loro efficace, delle emozioni che andrebbero sicuramente trattate in una maniera completamente diversa”.

Un altro caso di cronaca che è scoppiato dal punto di vista mediatico ieri (3 dicembre), ha riguardato un ragazzo di 15-16enne, che in un video si vede colpire violentemente con degli schiaffi, un bambino molto più piccolo di lui. Da questo video, cosa si trae da un punto di vista psicologico nei rapporti che esistono tra minorenni?

“Sono rapporti altamente complessi – spiega la dottoressa Fusco -. Così come è difficile per gli adolescenti avere a che fare con gli adulti, è ancora di più difficile avere a che fare con i loro pari. Anche se quando noi parliamo di pari parliamo più o meno di coetanei. L’esercitare, la coercizione, la violenza verso un soggetto chiaramente più debole e più indifeso è una maniera altamente disfunzionale per poter in un qualche modo affermare se stessi, affermare la propria sofferenza e la propria difficoltà. Inoltre anche poi la registrazione di un video, la replicabilità dei vari contenuti viene effettuata proprio con l’obiettivo di rafforzare anche un’appartenenza. Non un’appartenenza che è nella vita di tutti i giorni, ma è online diciamo così. Noi sappiamo benissimo che attualmente è molto difficile distinguere tra la cosiddetta vita reale e virtuale Perché a partire da noi adulti siamo perennemente connessi e così chiaramente anche i adolescenti. Attraverso i video, con la loro condivisione nell’etere, sanno benissimo che sono altamente replicabili e in un qualche modo dimostrano a se stessi, anche attraverso lo sguardo dell’altro, della propria platea virtuale, del proprio gruppo virtuale, quello che sono in grado di fare”.