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Secondo il difensore è evidente l’assenza di volontà di ledere in maniera pesante la vittima

Nel tribunale di Lucca, stamani (5 dicembre), è stata Cinzia Dal Pino a ricostruire la notte tra l’8 e il 9 settembre 2024, quando investì con la propria autovettura Noureddine Mezgui. Dal Pino è accusata di omicidio volontario pluriaggravato.

In Aula, la donna ha raccontato la sua verità, di come ha “semplicemente” tentato di recuperare la borsetta che le era stata sottratta. Al termine della deposizione queste sono le parole dell’avvocato difensore, Enrico Marzaduri: “La sua percezione è ovviamente quello che lei ha ritenuto fosse accaduto, tenendo conto anche della velocità non eccessiva e ridotta dell’auto in quel momento, che è il segno dell’assenza di volontà di ledere in maniera pesante”.

Nel racconto della donna, “lui – prosegue il difensore – aveva riportato una contusione, era caduto e poteva riprendersi e lei vede che si appoggia con un braccio. Tant’è che nel racconto della signora, lui si era rialzato da terra e in più era anche una persona che lei riteneva armata. Lei poi si è recata in chiesa per pregare per la persona morta e anche per se stessa. E’ una persona abbastanza chiusa e in questa vicenda soprattutto nel primo momento, non ha voluto avere contatti con la Stampa per la grande esposizione mediatica”.

Intanto, “C’è stato un risarcimento alla famiglia della vittima di 288mila euro da parte dell’assicurazioni Generali. Che è stata subito sollecitata da noi”.