Logo
Ricorso contro il Daspo, il Tar dà ragione a tre tifosi della Lucchese

Secondo il tribunale amministrativo non è provato che ostacolarono un poliziotto che inseguiva l’ultras che lo aveva aggredito

Stop al Daspo per due anni a tre tifosi della Lucchese. Lo ha stabilito il Tar della Toscana sospendendo l’efficacia del provvedimento del questore.

I fatti si riferiscono all’anno scorso e al campionato di Lega Pro quando prima della gara con il Pescara i tifosi rossoneri furono coinvolti in una rissa con un gruppo di giovani di colore estranei alle tifoserie. Un poliziotto della Digos, intervenuto per sedare una rissa era prima stato colpito al volto con un pugno da un ultras della Lucchese, quindi sarebbe stato, secondo la sua ricostruzione e testimonianza, ostacolato da tre persone mentre inseguiva il responsabile, poi indagato per rissa, resistenza, violenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Simone Bonaldi e Jonathan Pezzini ha dato al tribunale amministrativo una diversa ricostruzione dei fatti: i tre nulla avrebbero saputo della precedente rissa e avrebbero scambiato il poliziotto, in abiti civili, per un tifoso del Pescara. Questi solo in un secondo momento si sarebbe, infatti, qualificato come agente.

Il ricorso, quindi, si è basato sul vizio di eccesso di potere, travisamento e difetto di istruttoria e sul difetto di motivazione dei provvedimenti del questore sulla pericolosità sociale dei soggetti colpiti da Daspo.

Il tribunale amministrativo ha dato ragione alla ricostruzione della difesa, basandosi anche in parte con quanto osservato dal collegio nell’ordinanza cautelare: “Non si comprende – scrive il Tar – se l’operatore di polizia sia stato accerchiato o si sia dovuto divincolare da un contatto fisico o non sia stato piuttosto egli stesso a fermarsi, rinunciando per un momento alla rincorsa, per chiedere ai tre tifosi della Lucchese se conoscevano il nome del suo aggressore; e sembrerebbe più verosimile tale seconda ipotesi, in mancanza di una immediata identificazione e di un deferimento dei tre per violenza o resistenza a pubblico ufficiale. Appare poi più probabile che i tre odierni ricorrenti nulla sapessero dell’aggressione che si era verificata poco prima in altra parte della città, ed appare anche verosimile che gli stessi, almeno inizialmente, potessero essere incorsi in un fraintendimento sulla reale identità dell’inseguitore e sull’effettivo svolgersi di un’operazione di polizia, essendosi il poliziotto, vestito in abiti civili, qualificato come tale solo quando aveva rallentato il passo, mostrando il tesserino di riconoscimento (né risulta provato che qualcuno dei tre già avesse una conoscenza personale del poliziotto, come da quest’ultimo dichiarato). Di conseguenza, non sembra che dall’insieme di tali vaghi ed ambigui elementi di fatto si possa inferire con un adeguato grado di probabilità che i ricorrenti avessero sin da subito raggiunto una corretta percezione degli eventi e si fossero consapevolmente mossi per impedire l’arresto, da parte di un operatore di polizia, di un appartenente alla loro tifoseria”.

Per questo motivo il Tar ha accolto il provvedimento e annullato i provvedimenti impegnati. I tre potranno tornare allo stadio mentre la questura ha opportunità di impugnare la decisione al Consiglio di Stato.