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L’operazione dei carabinieri forestali di Lucca e Calcinaia hanno portato al ricovero al Cruma di 32 esemplari: alcuni non ce la faranno

Una vasta operazione contro il commercio e la detenzione illegale di fauna selvatica ha portato al sequestro di decine di uccelli utilizzati come richiami vivi per la caccia, anche in provincia di Lucca.

L’intervento è stato condotto, infatti, dai Nuclei carabinieri forestale di Lucca e Calcinaia in due località in provincia di Lucca e di Pisa. In totale, sono stati 22 tordi e 10 merli, troppo debilitati per essere liberati immediatamente, a essere trasferiti e ricoverati d’urgenza presso il Cruma (Centro recupero uccelli marini e acquatici) della Lipu a Livorno. L’operazione ha interessato un gruppo molto più numeroso di esemplari: i forestali sono riusciti a liberare subito 107 animali adulti in salute, che erano pronti per essere anellati e venduti illegalmente come richiami per i cacciatori.

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I 10 merli, 21 tordi bottacci e un tordo sassello giunti al centro Lipu sono in condizioni di salute molto diverse. Gli uccelli detenuti per un periodo più breve non presentano criticità serie, ma per quelli che hanno trascorso in gabbia anche un anno, il quadro clinico è drammatico. Questi esemplari portano addosso tutti i segni della segregazione: si riscontrano anomalie cutanee dovute a carenze vitaminiche, piumaggio rovinato o cresciuto male, traumi ripetuti e cisti follicolari. Il team del Cruma, coordinato dall’équipe veterinaria, ha avviato subito un cambio graduale dell’alimentazione e definito percorsi terapeutici individuali. Tuttavia, la prognosi è riservata: “Solo una parte degli uccelli potrà tornare in libertà. Per molti, invece, il futuro sarà diverso: alcuni potrebbero non farcela, per altri la vita in cattività potrebbe essere l’unica opzione possibile.”

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La Lipu ha voluto denunciare le atrocità subite da questi animali, ricordando che la pratica dei richiami vivi, sebbene teoricamente consentita per le specie in questione se provenienti da allevamenti, è alimentata da un fiorente mercato nero: “Sebbene in Italia la pratica dei richiami vivi sia consentita per le specie in questione – a patto che provengano da allevamenti – esiste un fiorente mercato nero di esemplari prelevati illegalmente in natura, su cui vengono applicati anelli di riconoscimento alterati, come nel caso in questione. La Lipu si batte da sempre contro questa attività. Un’attività che, ricordiamo, alla privazione della libertà aggiunge la detenzione forzata al buio, in modo che gli uccelli perdano la percezione del tempo e cantino fuori stagione. Questi esemplari vengono infatti utilizzati dai cacciatori, in autunno e in inverno, come esche sonore per attirare altri uccelli selvatici nel mirino”. Nicola Maggi, responsabile del Cruma, ha commentato con amarezza la situazione: “Purtroppo non si tratta di un caso isolato. Assistiamo in diretta alla storia di questi uccelli: un monito crudele sulle conseguenze del bracconaggio e del commercio illegale. Attività che, ricordiamo, continuano a prosperare nell’ombra e che costituiscono una grave minaccia per la fauna selvatica.”