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Comandante di yacht lasciato senza stipendio e poi licenziato porta in tribunale l’armatore

La controversia dovrà essere dibattuta davanti a una corte portoghese: dissequestrata l’imbarcazione a fronte di una cauzione di 50mila euro

Si chiude con la conferma del sequestro, ma con il contestuale sblocco dell’imbarcazione dietro il versamento di una cauzione, il primo round giudiziario che vede contrapposti il comandante francese di uno yacht di lusso e i suoi datori di lavoro.

Il tribunale di Lucca, in composizione collegiale, ha depositato l’ordinanza relativa al reclamo presentato contro il sequestro del Popeye, un’unità da diporto a motore battente bandiera portoghese e ormeggiata a Viareggio, finita al centro di una complessa disputa internazionale che intreccia diritto marittimo e diritto del lavoro. La vicenda era scaturita dal ricorso del comandante, il quale aveva denunciato un licenziamento orale e privo di giusta causa, richiedendo il blocco della nave a garanzia di crediti per circa 200mila euro tra indennità risarcitorie, differenze retributive e rimborsi per spese di gestione anticipate di tasca propria.

I giudici della sezione lavoro hanno dichiarato inammissibile il reclamo incidentale proposto dal lavoratore, poiché depositato oltre il termine perentorio di quindici giorni previsto dal codice di procedura civile, confermando così l’impostazione della prima fase che aveva già ridotto sensibilmente le pretese economiche del comandante. Il Collegio ha infatti ritenuto valido il provvedimento cautelare solo per una somma di circa 45mila euro,legata alle mensilità non pagate e alle anticipazioni effettuate per le necessità quotidiane della nave. Queste ultime sono state ritenute provate “con il grado di probabilità richiesto in sede cautelare” anche grazie all’esame dei messaggi scambiati su WhatsApp con la contabilità, in cui il comandante lamentava la costante scopertura delle carte di credito aziendali per i bisogni della “spedizione”.

Sul fronte della giurisdizione, il tribunale ha ribadito quanto già emerso: il merito della causa dovrà essere discusso davanti al giudice portoghese, come previsto dalle clausole contrattuali, non essendo stati ravvisati indizi sufficienti per dimostrare l’esistenza di un armatore occulto italiano che potesse radicare stabilmente il processo a Lucca. Nonostante la conferma del diritto al sequestro, l’imbarcazione potrà comunque lasciare il porto di Viareggio: i giudici hanno infatti accolto la richiesta della società proprietaria di sostituire il vincolo sulla nave con una cauzione in denaro. Essendo stato depositato un bonifico di 50mila euro a garanzia del credito vantato dal marittimo, il sequestro del Popeye è stato revocato, disponendo il trasferimento del vincolo legale sulla somma depositata. La parola passa ora ai giudici di merito, mentre le spese legali di questa fase sono state rimandate all’esito finale della controversia.