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L’azienda di riscossioni chiede 4,5 milioni di euro ad Ascit, il giudice gliene riconosce 25mila

Sentenza di primo grado sulla vicenda decennale che ha visto confrontarsi AeG e l’azienda dei rifiuti per il recupero della Tia

Si chiude con una sentenza che sa di “vittoria di Pirro” la complessa battaglia legale che ha visto contrapposte per anni due realtà chiave del territorio lucchese: la AeG Riscossioni (ex A.e G.) e la Ascit, la società che gestisce il ciclo dei rifiuti nel comune di Capannori. Al centro della contesa, un contratto risalente al 2003 per il recupero dell’evasione della vecchia Tia (Tariffa igiene ambientale) e una richiesta di risarcimento danni da capogiro: oltre 4,5 milioni di euro.

Il tribunale di Lucca, nella persona del giudice Giacomo Lucente, ha emesso un verdetto di primo grado, quindo non definitivo, che ridimensiona drasticamente le pretese della società di riscossione. Sebbene il tribunale abbia accertato un “parziale inadempimento” da parte di Ascit nella consegna dei documenti e delle rendicontazioni necessarie a monitorare i flussi di cassa, ha bollato come “palesemente infondata” e “non formulata in buona fede” la richiesta milionaria avanzata da AeG.

La tesi di AeG Riscossioni si basava su un calcolo “potenziale”: avendo elaborato oltre 6600 avvisi di accertamento per un valore di 15 milioni di euro, la società reclamava un compenso (aggio) calcolato sulla totalità di quegli atti, partendo dal presupposto che Ascit non avesse riscosso i tributi per pura inerzia. Tuttavia, la perizia tecnica d’ufficio (Ctu) ha smontato questa ricostruzione, rivelando che le somme effettivamente incassate riguardavano solo 2176 provvedimenti. Il giudice ha sottolineato come fosse “inverosimile” pretendere il pagamento per l’intera lista di carico, poiché AeG, proprio in quanto esperta del settore, era ben consapevole che in materia di tributi morosi il tasso di recupero non è mai del 100%. Di conseguenza, il credito residuo reale è stato ricalcolato in appena 24838 euro, una cifra che Ascit ha peraltro provveduto a saldare nel corso della causa, portando alla cessazione della materia del contendere su questo punto.

Un altro fronte dello scontro riguardava la pretesa di AeG di ottenere le credenziali di accesso diretto ai conti correnti di Ascit per monitorare gli incassi in tempo reale. Il giudice ha dato ragione all’azienda dei rifiuti, confermando la legittimità del diniego: su quei conti, infatti, confluivano pagamenti estranei al contratto con AeG e l’accesso avrebbe violato i vincoli di riservatezza e privacy di altri utenti. Le parti, del resto, avevano già concordato nel 2011 un sistema alternativo basato su prospetti riepilogativi trimestrali.

L’esito del giudizio riflette lo squilibrio tra la domanda iniziale e l’effettivo accoglimento. Nonostante AeG abbia ottenuto l’accertamento dell’inadempimento documentale di Ascit, la sbalorditiva differenza tra i 4,5 milioni richiesti e i 24mila euro effettivamente dovuti ha spinto il giudice a compensare le spese di lite per tre quarti. Ascit è stata condannata a pagare solo una piccola parte delle spese legali (circa 9400 euro), mentre le spese per il perito tecnico sono state divise a metà.