Logo

Blitz dei carabinieri nel capannone che produce parti in cuoio per le calzature. I dipendenti costretti a vivere in alloggi fatiscenti

Manodopera al nero anche perché irregolarmente presente sul territorio nazionale e costretta a vivere sopra il laboratorio di produzione in condizioni di degrado. Tutto questo nella periferia di Lucca. 

Nella mattina di ieri (22 gennaio), i militari del comando compagnia dei carabinieri di Lucca, assieme a quelli del nucleo ispettorato del Lavoro, hanno controllato una ditta individuale di un cittadino cinese, regolare nel territorio nazionale, specializzata nella produzione di parti in cuoio per calzature (dirette poi a calzaturifici toscani), nella periferia di Lucca. 

L’attività, in cui sono stati impegnati 20 militari dell’arma, ha consentito di sorprendere sulla linea produttiva ben sei lavoratori irregolarmente presenti sul suolo italiano, tutti privi di contratto, che stavano svolgendo le loro mansioni in locali angusti e in una situazione di assoluto disordine e sporcizia. Gli operai vivevano e lavoravano nello stesso luogo: la sede dell’azienda, infatti, consiste in uno stabile adibito al piano terreno a laboratorio, mentre al piano superiore ad alloggi-dormitorio, dove le maestranze vivevano in condizioni di accentuato e grave degrado stante l’avanzato stato di fatiscenza dei locali, l’inefficienza dell’impianto di riscaldamento e la totale mancanza delle più elementari norme igieniche.

Due gli arresti: in manette sono finiti il titolare dell’attività commerciale per il reato di impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno, ipotesi aggravata dal fatto che gli irregolari erano più di tre; un lavoratore per il reato di reingresso illegale nel territorio nazionale, in quanto nel mese di agosto dello scorso anno era stato espulso e successivamente era rientrato in Italia illegalmente.

Inoltre, nei confronti dell’imprenditore sono state accertate altre violazioni in materia giuslavoristica relative all’impiego di attrezzature prive dei requisiti di sicurezza, alla mancata formazione in materia di sicurezza, all’impiego di lavoratori in nero, alla mancata sorveglianza sanitaria dei lavoratori e alla tracciabilità delle retribuzioni.

Complessivamente sono state elevate ammende per un totale di 6mila euro e sanzioni amministrative per 45mila, nonché l’adozione di un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale per l’impiego di manodopera priva di regolare contratto.

In corso ulteriori accertamenti volti a verificare le modalità di reclutamento e lo sfruttamento dei lavoratori cinesi.