La sentenza
|Carbonaio di 39 anni vittima della strage nazifascista della Sassaia: la famiglia sarà risarcita
L’uomo era detenuto alla Pia Casa prima della fucilazione dell’11 agosto del 1944. Pagherà il Fondo Ristori del Mef
Una sentenza che profuma di giustizia attesa da oltre ottant’anni. Il tribunale di Firenze, nella persona della dottoressa Alice Croci, ha emesso lo scorso lunedì (26 gennaio) una storica pronuncia civile che condanna la Repubblica Federale di Germania al risarcimento dei danni per l’uccisione di un carbonaio 39enne, vittima della barbara “strage della Sassaia” avvenuta a Massarosa nell’agosto del 1944.
La notizia della sentenza è stata anticipata nelle scorse ore dalle pagine di Tirreno e Repubblica e conferma l’orientamento della giurisprudenza italiana nel riconoscere i crimini di guerra come ferite mai rimarginate e soggette a ristoro economico tramite il fondo speciale istituito dal governo italiano.
La ricostruzione della strage
Il tragico evento si consumò l’11 agosto 1944 in località Sassaia, dove trentotto civili inermi furono trucidati dai soldati del Terzo Reich. Tra le vittime figurava il congiunto dei ricorrenti, catturato e detenuto alla Pia Casa di Lucca prima di essere fucilato.
La sentenza riconosce il fatto come “crimine di guerra e contro l’umanità”, stabilendo la responsabilità della Germania quale ente successore del Terzo Reich. Nonostante la Germania sia rimasta contumace nel giudizio, il tribunale ha proceduto all’accertamento del danno basandosi sulla documentazione storica dell’Atlante delle stragi nazifasciste e sulle lapidi commemorative che ancora oggi ricordano la “bestiale ferocia tedesca”.
Il calcolo dei risarcimenti: oltre un milione di euro
La giudice Croci ha applicato rigorosamente le Tabelle di Milano 2024 per quantificare il danno da perdita del rapporto parentale, distinguendo tra le somme spettanti iure proprio (per il dolore personale dei figli) e iure hereditatis (le quote ereditate dalla vedova della vittima, morta nel 1997).
Complessivamente, il risarcimento è di circa 1,8 milioni di euro, così ripartito tra le figlie e le nipoti della vittima: circa 344mila euro per la quota della moglie e quindi degli ereti; 367mila euro per ciascuno dei figli (di cui alcuni deceduti e i cui crediti sono passati agli eredi). A questi vanno aggiunti gli interessi compensativi calcolati a partire dalla notifica dell’atto di citazione (dicembre 2023).
Chi pagherà? Il ruolo del Fondo Ristori
Come chiarito tecnicamente nella sentenza, la condanna formale colpisce la Germania, ma l’onere economico effettivo graverà sul Fondo istituito dal ministero dell’economia e delle finanze (Mef). Questo meccanismo, previsto dal decreto legge 36/2022, permette di conciliare il diritto delle vittime a ottenere un risarcimento con gli accordi internazionali che impediscono l’esecuzione forzata sui beni dello Stato tedesco.
Anche le spese processuali, liquidate in circa 24mila euro, sono state poste a carico del Fondo, mentre è stata disposta la compensazione delle spese nei confronti della presidenza del Consiglio dei ministri.
In foto una commemorazione dei martiri di Sassaia


