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Dramma a Porcari: al momento dei soccorsi la famiglia Kola era viva ma in condizioni ormai disperate

A entrare per primi i carabinieri, il fratello del capofamiglia e un vicino. Sotto la lente i motivi del malfunzionamento della caldaia

Tragedia di Rughi, si muove anche la procura. Della vicenda, nella movimentata serata di ieri, è stato informato il pubblico ministero di turno. Ancora non esiste un fascicolo sulla tragedia, ma ovviamente proseguono le analisi e le indagini per capire le cause di quanto successo.

Per evitare possibili interventi esterni l’appartamento di via Galgani dove si è verificata la morte dell’interno nucleo familiare, è stato posto sotto sequestro. Le indagini e gli accertamenti tecnici sono affidati ai vigili del fuoco e ai carabinieri del comando di Lucca.

La famiglia, questo è emerso, stava facendo lavori all’abitazione che, al momento dell’ingresso dei soccorsi, era satura di monossido di carbonio proveniente, pare, dalla caldaia posta al secondo piano dell’abitazione, all’interno. Da capire, a questo punto, cosa ne ha provocato il malfunzionamento, chi l’abbia installata, se fosse a norma e se è stata sottoposta a tutti i controlli periodici previsti dalla legge sui fumi e sullo scarico esterno. Non è escluso che, in un secondo momento, venga affidata sul tema una perizia ad hoc.

Di certo è che la famiglia Kola, 4 persone, madre, padre e due figli, quando si sono sentiti male erano intorno alla tavola a cena. A insospettirsi del loro silenzio il fratello dell’uomo di 48 anni poi deceduto, che non aveva avuto risposta a delle chiamate. Assieme a un vicino di casa è entrato per fornire i primi soccorsi e poi si è sentito male, tanto da essere tuttora ricoverato in condizioni gravi all’ospedale pisano di Cisanello. Il vicino di casa, Ernest Cela, ha desistito dall’intento quando ha capito, da un iniziale giramento di testa, cosa stava avvenendo: “Quando siamo entrati – ha detto – erano tutti e 4 svenuti in terra. Ho tentato di sentire il battito di uno di loro e c’era”. Così come i tre carabinieri che, per entrare, avevano forzato la porta dell’abitazione, rimandendo anche loro intossicati e sotto osservazione sanitaria. Poi, però, il lavoro è stato portato avanti dai vigili del fuoco e dalle ambulanze, che hanno tentato l’ultima disperata corsa per salvare i quattro componenti del nucleo familiare, senza fortuna. Tutti sarebbero stati vivi al momento del primo soccorso, ma le condizioni erano ormai disperate.

Restano, all’indomani, un terratetto vuoto, quello che doveva essere il nuovo nido della famiglia che da poco più di cinque mesi si era trasferita da Gragnano, l’incredulità dei tanti che avevano conosciuto la famiglia e tanti punti interrogativi di chi si chiede se la tragedia si sarebbe potuta evitare.

La notizia, peraltro ha creato grande clamore anche nella patria di origine del nucleo familiare, originario del distretto di Elbasan. Sono decine, infatti, le testate giornalistiche che hanno ripreso la notizia, pubblicando foto e indiscrezioni. Sono due, insomma, le nazioni a piangere la famiglia Kola.