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La donazione non è fatto con atto pubblico: madre revoca il regalo di 50mila euro alla figlia dopo un litigio

Il giudice ha dato ragione alla donna che ha chiesto la restituzione della somma bonificata: era stata anchecacciata di casa

Sentenza del tribunale di Lucca, dove una disputa familiare tra madre e figlia si è conclusa con la condanna di quest’ultima alla restituzione di una cifra importante: ben 50mila euro.

Il caso, deciso dal giudice Giovanni Piccioli con la formula della sentenza immediata (articolo 281-sexies del codice di procedura civile), ruota attorno a un bonifico bancario del 2021 che la madre aveva effettuato alla figlia con la causale “regalia”. Un gesto di generosità nato in un clima di concordia che però, pochi mesi dopo, è naufragato tra litigi e allontanamenti forzati.

La vicenda ha inizio in un’abitazione di Viareggio, dove la madre viveva in comodato insieme alla figlia, al genero e alle nipoti. Dopo un diverbio scoppiato nel dicembre 2021, la figlia avrebbe allontanato la madre da casa, impedendole persino di recuperare i propri beni. Da qui la decisione della donna di rivolgersi al tribunale per riavere indietro i 50mila euro, sostenendo che quella “regalia” fosse in realtà una donazione nulla perché mai sancita davanti a un notaio, come invece prescrive la legge.

In aula, la figlia si è difesa sostenendo che non si trattasse di una donazione diretta (di puro denaro), bensì di una donazione indiretta, poiché quei soldi erano destinati alla ristrutturazione dell’appartamento di cui la madre era proprietaria. Ha inoltre tentato la carta della donazione di modico valore, che non richiede l’atto pubblico. Tuttavia, il giudice Piccioli è stato di diverso avviso: basandosi sulla causale del bonifico e sulle condizioni economiche della donna, ha stabilito che 50mila euro non possono essere considerati una cifra modica e che il passaggio di denaro tramite bonifico configura una donazione diretta in piena regola.

Senza l’atto pubblico redatto da un notaio alla presenza di due testimoni, la donazione è semplicemente carta straccia per l’ordinamento italiano. Il tribunale ha quindi dichiarato la nullità del regalo, condannando la figlia non solo a restituire l’intera somma maggiorata degli interessi, ma anche a pagare oltre 6mila euro di spese legali.

Una sentenza che ricorda come, anche tra parenti stretti, la generosità debba fare i conti con le rigide forme del codice civile per non trasformarsi in un boomerang giudiziario.