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Dramma di Rughi, sui muri del Cavanis la disperazione degli amici di Xhesika Kola

Frasi e scritte per esorcizzare il dolore. La proposta di Cortopassi: “Si trasformi un momento di dolore in un atto di cura”

Un dolore che si è sfogato sui muri: di Porcari così come di Camigliano. Il dolore dei giovani amici di Xhesika Kola, la 15enne morta nel tragico episodio di Rughi, è stato vergato sui muri della scuola media che la ragazza frequentava e, a Porcari, sul muro della chiesa del Cavanis.

Messaggi di ogni tipo e firme, di chi l’ha conosciuta e di chi le ha voluto bene. Ma, allo stesso tempo, un evidente danno eper il decoro.

Sulla pagina Facebook Sei un vero porcarese se se se… e sul suo profilo Angelo Cortopassi propone di andare oltre lo sdegno, affinché anche il momento della pulizia dei muri delle strutture diventi un momento di ricordo per Xhesika e per la famiglia Kola.

“Questi muri, a Porcari, oggi raccontano una storia che va oltre le scritte – dice –  Raccontano il dolore, lo smarrimento e forse anche l’impotenza di ragazzi che, troppo presto, si sono trovati a guardare in faccia la morte. Non è giusto imbrattare, non è il modo corretto di ricordare. I muri non dovrebbero diventare pagine di rabbia o di lacrime. Ma sarebbe troppo facile fermarsi solo alla condanna del gesto, senza provare a capire cosa c’è dietro. Quando si è giovani e si perde qualcuno in modo così improvviso e ingiusto, le parole spesso non bastano. Il dolore cerca una via d’uscita, anche sbagliata, anche confusa. Quelle scritte sono un grido silenzioso: “Non ti dimentichiamo. Ci manchi. Non sappiamo come affrontarlo””.

“Forse il vero compito degli adulti è proprio questo: non limitarsi a dire “non si fa”, ma provare ad ascoltare – prosegue –  Aiutare a trasformare quel dolore in memoria, rispetto, consapevolezza. Perché dietro ogni scritta c’è un cuore che sta imparando, nel modo più duro possibile, cos’è la vita… e cos’è la perdita. E allora, invece di dividerci tra chi giudica e chi giustifica, potremmo fare qualcosa insieme. Chi vuole, in modo volontario, potrebbe partecipare a ridare dignità a questi muri, riverniciandoli e sistemando questo spazio. Un gesto semplice, ma pieno di significato: trasformare un segno di dolore in un atto di cura per la nostra comunità”.

“Ricordare quella ragazza e la sua famiglia – conclude – significa anche questo: prendersi cura gli uni degli altri, non lasciare soli i più fragili, trasformare il dolore in qualcosa di buono. Che il loro ricordo resti vivo, nei gesti, nelle parole, nel rispetto. Non solo sui muri, ma soprattutto nei nostri cuori”.